Si è aperto oggi a Bologna il congresso della Sinut (Società Italiana di Nutraceutica) e subito tra le prime novità è emerso un documento di consenso su nutraceutica, rischio cardiovascolare, controllo dell’ipercolesterolemia e disbiosi intestinale. La nutraceutica in questi casi ha un valore doppio: clinico ed economico. Cioè fa bene alla salute e permette un risparmio. L’azione dei nutraceutici sulla flora batterica intestinale, in particolare, costituisce un valore aggiunto. Parliamo di probiotici che si sommano ad esempio alla somministrazione di monacolina k, componente ben nota del riso rosso fermentato, uno degli ingredienti di maggiore successo impiegati per il controllo naturale fisiologico del colesterolo.

Si tratta quindi di intervenire sul nostro “secondo cervello”, l’intestino con il suo corredo di flora batterica intestinale, con l’utilizzo di nutraceutici, per ridurre il rischio cardiovascolare attraverso la diminuzione dei livelli di colesterolo nel sangue. Oltre ai benefici clinici, i prodotti nutraceutici possono inoltre avere un ruolo fondamentale sul contenimento dei costi sanitari se adottati per la prevenzione e il controllo di specifiche affezioni. Lo conferma il documento di consenso presentato oggi a Bologna in conferenza stampa al meeting della Sinut, incontro promosso con il supporto incondizionato di Montefarmaco OTC. Questo documento definisce, attraverso dati inconfutabili, una relazione tra microbiota e malattie cardiovascolari, analizza i benefici economici dei probiotici (associati o meno ad altri nutraceutici) nella disbiosi intestinale e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Arrigo Cicero, presidente Sinut e docente universitario a Bologna, primo firmatario del pool di esperti che ha stilato il documento, spiega che “non sempre, per ridurre i valori medio – bassi di colesterolo nel sangue, è necessario ricorrere ai farmaci, e non sempre è sufficiente una variazione dello stile di vita. Diversi studi clinici oggi dimostrano che singoli integratori, o associazioni di integratori, possono dimostrarsi particolarmente efficaci per il contenimento della colesterolemia. Un approccio scientifico interessante è rappresentato dalla possibilità di associare un integratore per la riduzione del colesterolo a una componente che possa ridurre l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale, come ad esempio il riso rosso fermentato con i probiotici; lo attesta uno studio clinico dell’Università di Milano, presentato poco più di un anno fa”.

Lo studio in questione prova che l’associazione di nutraceutici con un probiotico porta alla riduzione del colesterolo cattivo quasi del trenta per cento. “Nel caso in cui non sia utilizzabile in prima scelta la statina, può essere necessario usare un integratore nutraceutico – ha specificato il professor Alberto Martina, del Dipartimento di scienze del farmaco dell’Università di Pavia -. Anche il caso dell’intolleranza ai farmaci può far preferire i nutraceutici. Con l’aumento dell’età, gli effetti negativi delle statine possono farsi sentire maggiormente, quindi i nutraceutici possono essere una valida alternativa, o possono essere somministrati a supporto del farmaco stesso. In questo caso si parla di supplementazione nutraceutica”. Martina quindi conferma l’importanza della prevenzione: “Con i nutraceutici si può mettere in atto quella che viene definita medicina di intervento, in contrapposizione a una medicina di attesa, che passa attraverso l’assunzione di un farmaco”.

Oggi le patologie cardiovascolari rappresentano la principale causa di disabilità nei paesi sviluppati, oltre a costituire un grave fardello economico per il Sistema Sanitario Nazionale. In particolare, l’ipertensione è uno dei più potenti fattori di rischio per gli eventi cardiovascolari, tra cui l’infarto del miocardio e l’ictus: “Complessivamente si stima che il costo delle malattie cardiovascolari in Europa superi i 196miliardi l’anno – spiega il professor Giorgio Colombo, docente di Organizzazione aziendale, Facoltà di Farmacia, Università di Pavia, direttore scientifico del Save, Studi Analisi Valutazioni Economiche di Milano -. In particolare, nel nostro Paese, il costo medio sostenuto dal sistema sanitario per un soggetto con ipercolesterolemia è di 6.100 euro l’anno, che oscillano da 3400 euro a 8.800 euro. Se l’intento è quello di spostarsi dalla medicina tradizionale alla medicina preventiva e dalla promozione del farmaco a quella della salute, i prodotti nutraceutici potrebbero risultare utili per la riduzione dell’incidenza di importanti patologie croniche o delle loro complicanze e comportare, quindi, un reale risparmio”.

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Alessandro Malpelo, QN Quotidiano Nazionale