28 apr 2022

Le donne dei soldati del battaglione Azov a Roma: "Vogliamo rivederli vivi"

L'appello di mogli e compagne dei difensori dell'acciaieria Azovstal: "Se i nostri uomini moriranno, lo avranno fatto per l'Ucraina. Non sono dei nazitsti"

alessandro farrugia
Esteri
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Katerina Prokopenko con Denis

Roma, 28 aprile 2022 - Yulia, Katerina, Olga, Hanna. Sono ragazze normali, le mogli dei difensori dell'acciaieria Azovstal, il simbolo della guerra in Ucraina. Normali ma intessute d'acciaio come i loro uomini asserragliati nella città dell'acciaio. Sono venute a Roma per cercare di mobilitare le coscienze e salvare i loro mariti. Perchè si creino le condizioni per un corridoio umanitario verso un paese terzo che consenta di salvare civili e militari che sopravvivono nel ventre di Azovstal. Sono a fianco dei loro uomini, e come loro mettono l'Ucraina prima della loro vita privata.

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"Nessuna di noi - dice Yulia - ha avuto figli in questi anni nei quali i nostri uomini combattevano nel Donbass. Non è tempo di far far nascere bambini in un paese in guerra. Ma non appena ci sarà la pace quella sarà la prima cosa che abbiamo promesso ai nostri mariti. Figli, la normalità". Tutte loro sanno che i loro uomini potrebbero non vederli mai più. E la risposta che ti danno quando glielo fai notare, è sempre la stessa: "Se succederrà non sarà stato per niente ma per un ideale, per il proprio paese". Sono pronte a tutto. 

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I loro uomini sono tutti combattenti del battaglione Azov. E loro sono schierate fino in fondo al loro fianco. "Non è vero che sono nazisti, sono nazionalisti ucraini - si infervora Katerina Prokopenko, 27 anni, moglie di Denis Prokopenko, colonnello e comandante del battaglione Azov che sta combattendo a Mariupol , decorato da Zelensky come eroe dell'Ucraina - sono orgogliosa di lui che sta difendendo l'Ucraina e i diritti di tutti noi. I russi odiano gli Azov, perchè li temono. Per questo li diffamano. Mio marito è un nazionalista ma certo non è nazista. Nel reggimento ci sono anche ebrei, tartari della Crimea, azeri. Il nazista è semmai Putin con la repressione dell'opposizione in Russia, le sue ripetute guerre di aggressione, con i bombardamenti sulle città,  le stragi dei civili. Il genocidio del popolo ucraino".

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"Mio marito - insiste - l'ho conosciuto nel 2015, su social network. io facevo la dicegnatrice di fumetti, lui combatteva nel Dombass. Ci siamo piaciuti, abbiamo le stesse passioni, ad esempio il trekking, gli stessi valori.  Lui è un uomo generoso, di grandi principi e rigore. Ci siamo sposati nel 2019. Lui è un laureato in filologia tedesca, un uomo colto, non un fanatico, che dopo l'invasione della Crimea e andato come volontario per difendere il suo Paese. E vuole solo una cosa: una vita normale in un paese libero".

Per Putin ha solo disprezzo. "Ha detto - accusa - che le sue truppe non attaccheranno l'acciaieria, ma mia marito mi ha raccontato che la scorsa notte c'è stato un bombardamento massiccio, 50 bombe in 5 ore. Bombe anche da 500 chili, le terribili Fab. E una ha sfondato il tetto del bunker dove c'erano oltre 600 soldati gravemente feriti, e molti sono morti. tanti i nuovi feriti, anche tra i medici. Ma di che stiamo parlando? La parola di Putin non vale niente".   

"Vogliamo che i nostri uomini possano avere un corridoio umanitario verso un paese terzo - dice Julia Fedosyuk, 27 anni, moglie di Sergi Fedosyuk, 27 anni - vogliamo che i civili che sono con loro possano tornare a casa e che i morti, i nostri morti, possano essere portati nelle loro città e seppelliti. Quello che serve è una soluzione poltica. Mio marito era volontario nel battaglione dal 2014 e poi militare a tempo pieno dal 2016. Io sono di Leopoli, lui di Bila Zerkova. Ci siamo conosciuti via internet, ci siano sposati cinque anni fa. Lui ha combattuto in mezzo Donbass, ma non è un fatanatico della guerra, è laureato in storia, solo, non vuole vivere senza diritti. Perchè noi e i russi siamo diversi, lui siamo una democrazia, loro vivono in un regime. Noi abbiamo una cultura della resistenza. E purtoppo, mi space dirlo, loro un regime lo accettano mentre noi nel 2014 e siamo scesi in pazza e abbiamo rovesciato un governo che si comportava in maniera inaccettabile. Noi siamo Europa, loro tollerano, se non amano, Putin. Ed è per questo che non riesco ad assolverli. Non è solo Putin ad avere invaso l'Ucraina, è la Russia, anche se, certo, in Russia ci sono tanti che non lo supportano. Ma allora anche loro dovrebbero scendere in piazza e fare come i nostri mariti: essere pronti a morire".

Yulia Fedosyuk con Sergi
Yulia Fedosyuk con Sergi

La spernza non la abbandona, anche se, dice, "la speranza da sola non basterà a riportare a casa io mio uomo". Che è un duro. "Nei giorni scorsi - ricorda - mio marito era rimasto accerchiato nella zona del porto, con altri 4 o 500 uomini, Azov e marines ucraini. Erano sotto costante tiro. Pensava di non facela. Poi con i suoi compagni hanno deciso di provbare a forzare l'assedio, fuggendo a nuoto, di notte, attarversano il fiume. Ha funzionato, grazie a Dio, e ora è con gli altri".

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Il dolore è il compagno quotidiano dei loro mariti. "Una settimana fa - racconta Hanna Naumenko, 25 anni, compagna di Dmitro Danilov, 29 anni - il più caro amico di Dmitro, un ragazzo campione di Kikboxing che aveva rinunciato allo sport per difendere il suo paese,  è morto in un bombardamento e lui lo ha dovuto letteralmente ricomporre, pezzo per pezzo. Questo è quello che devono sopportare ogni giorno. Si dirà, è la guerra. Certo, è la guerra, ma Putin spara anche sui civili e questo non è accettabile. I civili che stanno la sotto sono famiglie che vorrebbero solo protezione dalla guerra e sono finite in trappola. Ora non si fidano per presunti corrdoi umanitari promessi dai russi. Piu volte gli hanno sparato quando hanno cercato di uscire. E così rimangono la sotto. Civili e miltari dividono il poco che hanno. Zuppe di pane e patate e l'acqua dei serbatoi dell'acciaieria, acqua che certo non è potabile, ma così è, grazie a Putin. I nostri uomini hanno perso 8-10, anche 12 chili, mangiano una volta al giorno, si lavano una volta alla settimana. Ma non mollano. Fiono a che hanno munizioni, combattono".

Hanna Naumenko con Dmitro a Roma, visitata in passato da turisti
Hanna Naumenko con Dmitro a Roma, visitata in passato da turisti

"Quello che voglio - chiosa - è rivederlo vivo. Quando ci sentiamo cerco di paralre di argomenti leggeri, della famiglia, nella musica, degli amici. Di piccole cose. Gli parlo del futuro. Vorremmo andare a corriere assieme la maratona di Berlino, come avevamo sognato di poter di fare. O tornare a Roma, dove erano stati come turisti anni fa. E sposarci, naturalmente, sposarci, come avevano progettato di fare a maggio". 

"Mio marito - racconta Olga Andrianova, 31 anni, moglie di Serhiy Petrenko, 26 anni - mi ha sempre protetto dagli orrori di questa guerra, quando ci sentivamo in questi lunghi anni di conflitto, e ancor più quandio ci sentiamo da Mariupol, non mi raccontava della guerra, ma parlava di noi, dei nostri progetti. Della casa ai margini del bosco che volevano costruire e nella quale far crescere dei figli. Adesso da una settimana lui è gravemente ferito e non ci siamo più sentiti. Prego che ce la faccia e che qualcuno aiuti quei ragazzi, garantendo che come prevede la convenzione di Ginevra i feriti siano asistiti ed evacuati. Il migliore amico di Serhiy è stato ucciso il 25 marzo e lui mi ha detto non lascerà mai l'acciaieria se non potrà portare con se il suo corpo, per seppellirlo come si deve. Ma a Putin della convezione di Ginevra importa poco. Per questo chiediamo alla comunità internazionale: aiutateci".

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