Nel riquadro, Adriano Trevisan
Nel riquadro, Adriano Trevisan

Lodi, 22 febbraio 2020 - Il primo morto in Italia di Coronavirus è un 78enne, Adriano Trevisan, ex titolare di una impresa edile ora in pensione, ricoverato da 15 giorni all’ospedale di Schiavonia (Padova). Sempre in Veneto, c’è un altro anziano, un 68enne – anche lui come il morto originario di Vo’ euganeo – infettato dal morbo. Ma è la Lombardia la regione che al momento risulta più colpita. Qui, sedici persone sono risultate positive al coronavirus (l'ultimo caso confermato è di Cremona). Un numero che potrebbe aumentare di ora in ora. 

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Il paziente 1, è un 38enne ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Codogno (Lodi), in attesa di essere trasportato al Sacco di Milano. L’uomo, primo caso di trasmissione locale di infezione da virus in Italia, è residente a Castiglione d’Adda ma originario di Milano, lavora per la Unilever di Casalpusterlengo. Le sue condizioni sono serie. Il 38enne nelle scorse settimane ha cenato in un locale di Milano con un collega tornato dalla Cina, dipendente della Mae di Fiorenzuola d’Arda, nel Piacentino, che ieri è stato accompagnato al Sacco di Milano, dove si trova in isolamento, risultando negativo ad un primo test per il coronavirus. 

Positiva la moglie del 38enne, un’insegnante all’ottavo mese di gravidanza. Una terza persona che avrebbe avuto contatti con il 38enne, giocando a calcetto, si è presentata spontaneamente in ospedale con sintomi di polmonite. Si tratta del figlio del titolare di un bar di Castiglione d’Adda, paesino di 2mila abitanti nell’hinterland lodigiano. Altre tre persone sono ricoverate con sintomi di polmonite all’ospedale di Codogno: si tratta di clienti del bar, pensionati tra i 70 e gli 80 anni, che non avrebero avuto contatti diretti con il 38enne ma solo con il figlio del titolare. Altre nove persone di cui cinque operatori sanitari e quattro pazienti dell’ospedale di Codogno, si sono aggiunte in serata. Ad annunciarlo l’assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera in una conferenza stampa alla presenza del ministro della Sanità Roberto Speranza. 

Coronavirus, sintomi e contagio asintomatico. Cosa sappiamo finora

Ancora sotto osservazione il medico del 38enne di Codogno, ricoverato a Milano con una polmonite; i risultati degli accertamenti sono attesi nelle prossime ore. L’attività della Regione si è concentrata sulla ricostruzione degli spostamenti del 38enne nelle ultime settimane, dalla cena di fine gennaio con il collega rientrato dalla Cina. Al vaglio anche le frequentazioni della moglie nei giorni del contagio. Belli, innamorati, sportivi, felici per il bimbo in arrivo: così viene descritta da chi li conosce la coppia di Codogno positiva al coronavirus. Lui è un podista appassionato di corse sportive aveva partecipato a una mezza maratona il 2 febbraio a Santa Margherita Ligure e il 9 aveva corso a Sant’Angelo Lodigiano con la sua squadra. Sabato 15 febbraio aveva partecipato a un corso di primo soccorso della Croce Rossa a Codogno. 

Nel pomeriggio aveva giocato la partita con la squadra di calcio a 11 in cui militava il 38enne di Codogno, la Picchio di Somaglia. Ha giocato in trasferta contro una squadra cremasca, la Amatori Sabbioni. Entrambe le formazioni giocano nel campionato Csi. I giocatori cremaschi, circa una ventina, sono stati invitati dall’Asst di Crema a non muoversi da casa fino al 29 febbraio. Saranno sottoposti a controlli nelle loro abitazioni. L’incontro era stato arbitrato da un uomo di Offanengo. Improvvisamente domenica 16 febbraio si era presentato al Pronto Soccorso di Codogno lamentando sintomi respiratori, ma è stato rimandato a casa. Poi l’aggravamento repentino e il nuovo ricovero, dove è finalmente emersa la circostanza dell’incontro con un collega di ritorno dalla Cina, il presunto ‘paziente indice’ che però al momento è risultato negativo al coronavirus. "Nostro figlio è gravissimo. Siamo distrutti – dicono i genitori del 38enne in auto-quarantena– Domenica e lunedì aveva la febbre. È stato ricoverato al pronto soccorso martedì mattina, poi è stato dimesso, ma quando è tornato a casa non è stato bene ed è tornato con la febbre a 40. È stato in Medicina per un giorno, poi si è aggravato ed è stato intubato".