Ricostruzione in 3D di un buco nero
Ricostruzione in 3D di un buco nero
I buchi neri sono tra i corpi celesti più affascinanti, ma di loro sappiamo relativamente poco: ecco perché sta facendo notizia un recente studio pubblicato sul magazine Science, nel quale un gruppo di astrofisici è riuscito a calcolare a quale velocità ruota su se stesso un buco nero. Spoiler: dire che è rapido è poco.

LA POTENZA DI UN BUCO NERO

Senza entrare nei tecnicismi, un buco nero può essere definito come una regione dello spazio nella quale la forza di gravità è talmente grande da impedire a qualunque cosa di sfuggire, che sia materia o radiazione elettromagnetica: si chiama "nero" appunto perché intrappola pure la luce. Ciò che gli passa abbastanza vicino da sentire la sua forza di attrazione è destinato a finirci dentro, fosse anche addirittura una stella.

A QUALE VELOCITÀ GIRA UN BUCO NERO
Nel 2014 gli astronomi di tutto il mondo furono in grado di raccogliere dati assolutamente straordinari. A circa 300 milioni di anni luce dalla Terra un buco nero aveva inghiottito proprio una stella: l'evento cosmico aveva rilasciato raggi X che, dopo un lungo viaggio, erano arrivati fino a noi, permettendo agli scienziati di scoprire alcuni aspetti di questo misterioso corpo celeste.

Di tutti i paper prodotti sull'argomento, l'ultimo in ordine di tempo a essere pubblicato su Science ha utilizzato quelle informazioni per capire quanto rapidamente ruota su se stesso il buco nero. Stiamo parlando di circa 150mila chilometri al secondo, cioè metà della velocità della luce: una cifra che si fa fatica a immaginare.

COMPRENDERE I BUCHI NERI
Secondo Dheeraj Pasham, astrofisico del MIT e primo firmatario della ricerca, in fondo "si tratta solamente di gravità, solo che agisce all'interno di un contesto estremo". In precedenza, altri scienziati hanno calcolato la velocità di rotazione di differenti buchi neri e hanno ipotizzato numeri maggiori, ma in ogni caso quello preso in esame da Pasham e colleghi resta comunque molto rapido, al confronto.

Il lavoro di Pasham e dei suoi collaboratori è importante anche perché, sempre citando le sue parole: "Poco più di vent'anni fa non eravamo nemmeno certi di poter provare l'esistenza dei buchi neri, mentre ora nessuno ne dubita" e le ricerche che si susseguono consentono di capire sempre meglio il loro funzionamento.

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