Mercoledì 22 Maggio 2024
BARBARA BERTI
Magazine

Marcello Cesena: “Sensualità (e molto altro) a corte: sognando la psicanalisi”

A tu per tu con “Jean Claude” tornato sul piccolo schermo con la Gialappa’s. Attore, sceneggiatore, regista e anche scrittore

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Dall’incontro mancato con Javier Bardem alla telefonata a casa di Pupi Avati: quarant’anni di carriera sono difficili da riassumere. Soprattutto se si spazia dal teatro al cinema, passando per la tv e avventurandosi nella letteratura. Mettendo a segno un successo dopo l’altro. Come Jean Claude, il baronetto della serie comica ’Sensualità a corte’, personaggio nato nel 2005 e diventato un vero cult. Ma Marcello Cesena è molto, molto di più: è attore, sceneggiatore, comico, regista e imitatore e anche scrittore, grazie al libro “Un posto sicuro” uscito nei mesi scorsi. Un universo tutto da scoprire. Trascorre l’adolescenza rifacendo in super8 i film di Dario Argento.

Come nasce questa passione?

"Intorno ai 12-13 anni uno zio appassionato di cineprese morì e lasciò una scatola con tantissime pellicole. Me ne impossessai e iniziai a fare i primi film d’animazione. Quando i miei genitori mi dissero: preferisci se ti regaliamo la moto o la cinepresa? Ecco, lì, non ebbi dubbi. A quei tempi i film di Dario Argento erano qualcosa di assolutamente nuovo per l’epoca. Mi colpì soprattutto l’aspetto tecnico, era molto raffinato".

Il suo primo lavoro, però, non fu un horror…

"No, ho fatto un film lesbo (ride, ndr) una stranezza per l’epoca. Oggi si parla di fluidità ma quarant’anni fa era azzardato, anche i miei genitori rimasero allibiti e perplessi. In pratica vinsi un concorso e realizzai, per le ‘guide’ degli scout, un super8 con protagoniste soltanto le stesse ‘guide’, tutte ragazze. Con caste scene d’amore interpretate, ovviamente, solamente da ragazze. È stata la mia prima opera proiettata in uno spazio pubblico".

A quel punto decide di studiare seriamente per fare questo mestiere?

"Sì, i film in super8 sono un’ottima palestra per chi vuole imparare a girare. Ai miei tempi non c’era tutta la tecnologia di oggi, servivano passione e un approccio molto ragionato. Dopo il liceo avrei voluto iscrivermi al Dams di Bologna ma i miei genitori non mi fecero trasferire da Genova. Ripiegai sulla facoltà di Architettura che non ho mai terminato. Quando riaprì la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, infatti, mi iscrissi subito. Volevo seguire il corso di regia ma ero l’unico iscritto così optai per il corso di recitazione".

E arriva subito il primo ruolo importante…

"Sì, co-protagonista nell’Enrico IV di Luigi Pirandello, accanto a Giorgio Albertazzi. Debuttammo alla Pergola di Firenze. Ma la carriera da attore ‘serio’ è durata poco, mi sono spostato sulla commedia e la comicità".

Come è avvenuto questo passaggio?

"Credo grazie a incontri fortunati che hanno caratterizzato la mia carriera. Frequentando la scuola del Teatro Stabile di Genova, ho conosciuto Maurizio Crozza, Ugo Dighero, Mauro Pirovano e Carla Signoris. Abbiamo dato il via alla compagnia del Teatro dell’Archivolto insieme al regista Giorgio Gallione, poi abbiamo fondato il gruppo comico Broncoviz. E da lì siamo arrivati in tv, ad ‘Avanzi’ di Serena Dandini".

Parlando di incontri fortunati, quello con Pupi Avati come è stato?

"Fondamentale. E fortemente voluto. Erano i primi anni Ottanta, i cellulari non esistevano e così prima andai a cercarlo nei suoi uffici poi lo chiamai a casa: esisteva l’elenco del telefono allora, e usava chiamare a casa i registi per proporsi. Così feci. Lui mi disse che stava cercando ragazzi liceali per ‘Una gita scolastica’. Avevo 25 anni, provai a convincerlo dicendo che ne dimostravo meno. Lui non volle incontrarmi. Così mi presentai in ufficio e lì mi disse: ‘Hai fatto bene a venire’. Con Pupi poi ho fatto altri quattro film. Ho imparato tanto vedendolo in azione e quando ho girato il mio primo film (’Peggio di così si muore’, ndr) ho fatto tesoro di ciò che gli avevo visto fare sul set".

Un incontro sfortunato?

"Quello che non c’è stato con Javier Bardem. Ho una passione smodata per Pedro Almodóvar. E, infatti ho ‘rubato’ alcune sue attrici come Rossy De Palma e Victoria Abril (la Sabina accanto a Diego Abatantuono in ‘Mari del sud’, ndr). Volevo anche Bardem ma per una congiunzione astrale non siamo riusciti a incastrare gli impegni… Mai dire mai".

La sua maschera più famosa e duratura è Jean-Claude...

"Sì, va avanti dal 2005. Prima avevo l’istinto di uccidere i personaggi dopo una stagione: mi obbligavo a cambiare per non adagiarmi sugli allori. Ma Jean-Claude è trasversale: mi guardavano i genitori allora e ora lo fanno anche i figli. A me trasmette grande gioia vedere le persone che ripetono le sue battute. Non ho intenzione di mettere in dispensa il mondo di ‘Sensualità a corte’. E, infatti, insieme a Madre, la brava Simona Garbarino, dal 10 aprile siamo tornati con ’GialappaShow’, il programma della Gialappa’s Band in onda su Tv8 e Skyuno".

Progetti futuri?

"Mi piacerebbe fare una serie comica sul tema (serio) della psicanalisi, è un argomento che mi ha sempre affascinato".

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