Impronte nella pietra (Foto: Zhang et al., Science Bulletin, 2021)
Impronte nella pietra (Foto: Zhang et al., Science Bulletin, 2021)

La più antica testimonianza di arte parietale della preistoria si trova in Tibet ed è opera di alcuni bambini che stavano probabilmente giocando a lasciare le impronte delle proprie mani sulla roccia. L'equipe internazionale cui vanno i meriti della scoperta ha calcolato che risale a circa 200 mila anni fa (Paleolitico medio), sebbene non sia possibile stabilire se gli autori appartengano all'Homo Sapiens o a qualche altro nostro antenato diretto.

Nell'ambito delle pitture rupestri, le impronte delle mani sono delle manifestazioni artistiche piuttosto comuni. Tra gli esempi più famosi ci sono ad esempio le incisioni della grotta di El Castillo, in Spagna, o quelle della Cueva de las Manos in Patagonia. Si tratta di immagini che sono state per lo più prodotte appoggiando la mano sulla parete della caverna come se fosse uno stencil e poi spruzzando il colore (di solito un pigmento di origine minerale) per ottenere la sagoma.

Le tracce rinvenute in Tibet non provengono da una caverna, ma sono rimaste conservate per millenni tra pietre di una sorgente termale, su un altopiano a oltre 4000 metri di altitudine. A differenza delle opere citate in precedenza non si parla di pitture, ma di cinque impronte impresse nel travertino, una roccia sedimentare calcarea, la cui superficie era stata ammorbidita a suo tempo dal calore geotermico, a sufficienza da poterci affondare il palmo e le dita.



Secondo il team guidato da David Zhang, dell'Università di Guangzhou (Cina), le cinque impronte non sembrano distribuite in modo casuale, il che escluderebbe la possibilità che siano state lasciate accidentalmente durante una camminata. A giudicare dalle dimensioni delle mani, gli autori sarebbero due bambini, forse impegnati in un gioco creativo mentre gli adulti raccoglievano dell'acqua dalla sorgente. Tenendo conto delle moderne curve di crescita dell'OMS i due giovani "artisti" potrebbero avere avuto rispettivamente 7 e 12 anni.

Tramite una tecnica di datazione radiometrica basata sul decadimento dell'uranio i ricercatori hanno potuto stimare che le impronte sono state realizzate tra il 169.000 e il 226.000 avanti Cristo, molto prima di qualunque altra opera d'arte figurativa scoperta in precedenza. Nulla si può invece dire riguardo al tipo di ominide che ci ha lasciato in eredità questa preziosa testimonianza. Zhang e colleghi affermano che i bambini potrebbero essere stati dei Sapiens, ma anche dei Denisoviani, alla luce anche di altri recenti ritrovamenti scheletrici di questa specie sull'altopiano tibetano.

I dettagli della scoperta sono stati descritti sulla rivista Science Bulletin.