2021
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Il Coronavirus non conosce il calendario. E dunque, purtroppo, non possiamo o dobbiamo attenderci che da domani, con l’inizio del 2021, tutto quello che abbiamo vissuto in uno degli anni peggiori della nostra storia, fino alla mezzanotte di questa sera, finisca nel libro nero dei ricordi da dimenticare. No, diciamocelo con franchezza, dovremo fare ancora molta strada per stare almeno sicuri, se non tentare di riagganciare, in parte non certo in tutto, la vita che abbiamo conosciuto prima del Covid. Bollettino Covid del 31 dicembre: i dati regione per regione Notte di San Silvestro in Italia: quando posso rientrare a casa dopo le 22 L’anno che sta arrivando preso con filosofia: "Scienza e umanità, il vaccino del futuro" Certo, lo sapevamo che non sarebbe bastato uno sfoglio di...

Il Coronavirus non conosce il calendario. E dunque, purtroppo, non possiamo o dobbiamo attenderci che da domani, con l’inizio del 2021, tutto quello che abbiamo vissuto in uno degli anni peggiori della nostra storia, fino alla mezzanotte di questa sera, finisca nel libro nero dei ricordi da dimenticare. No, diciamocelo con franchezza, dovremo fare ancora molta strada per stare almeno sicuri, se non tentare di riagganciare, in parte non certo in tutto, la vita che abbiamo conosciuto prima del Covid.

Bollettino Covid del 31 dicembre: i dati regione per regione

Notte di San Silvestro in Italia: quando posso rientrare a casa dopo le 22

L’anno che sta arrivando preso con filosofia: "Scienza e umanità, il vaccino del futuro"

Certo, lo sapevamo che non sarebbe bastato uno sfoglio di calendario per archiviare dpcm, zone colorate, autocertificazioni, limitazioni, divieti, coprifuoco, il bollettino della Protezione civile e, dietro tutto questo, i tamponi, il positivo e il negativo (che hanno assunto connotazioni semantiche opposte a quelle usuali), la paura del contagio, il terrore delle terapie intensive, lo spettro della morte imprevista e imprevedibile.

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Lo sapevamo, certo. Ma non è stato un male che ci sia stato rammentato, per una volta senza troppi fronzoli, dal presidente del Consiglio: "Lo stato di emergenza lo prorogheremo sino a quando sarà necessario per mantenere i presidi di protezione civile e tutti i presidi che ci consentono di gestire l’emergenza, dando poteri ai soggetti attuatori. Questo evento è imprevedibile, mutevole, si dipana continuamente".

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È vero, ci sono o, meglio, ci saranno i vaccini. Arriveranno gli anticorpi monoclonali. È immaginabile che lo stesso virus perda forza, come è accaduto nelle epidemie del passato.

Ma non facciamoci soverchie illusioni. "Nonostante la vaccinazione non possiamo pensare che torneremo ai sistemi come erano prima – avvisa un volto noto e affidabile nell’era della pandemia, il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito –. Il virus ci terrà compagnia fino al primo trimestre 2022. Quei livelli di assembramento non sono più possibili".

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Parole nette che si accompagnano a quelle del professore Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute: "L’inizio della campagna vaccinale non significa che il nostro comportamento cambierà rispetto alla protezione dal virus: per tutto il 2021 le misure resteranno uguali ad adesso, dal distanziamento fisico alle mascherine, all’igiene delle mani. Ma con le vaccinazioni cominceremo ad avere meno morti e meno malati e questo rassicura tutti".

Insomma, le mascherine continueranno a scandirci la vita quotidiana anche nel 2021, ma saranno solo il simbolo di un tempo nel quale rimarranno operative tutte le altre regole che abbiamo imparato ad applicare in questi mesi.

Certo, nel frattempo, siamo diventati tutti più stanchi depressi e sfiancati da questo triste vivere alla giornata in condizione semi-ospedaliera, certificato da orari e divieti da rispettare, ma il problema (e che problema) non sarà neanche la nostra depressione o la nostra infelicità. Il nodo fondamentale da sbrogliare nei prossimi mesi sarà quello economico: le imprese, soprattutto quelle del commercio, della ristorazione e del turismo, sono stremate, la cassa integrazione è alla fine, a marzo scade il blocco dei licenziamenti. Ma i soldi a debito sono finiti o quasi. E non c’è, almeno per ora, la prospettiva di poter contare a breve sulle risorse del Recovery Fund.

Non siamo, per capirci con una metafora storica, alla primavera del ’45, ma al durissimo inverno del ’43. E possiamo solo sperare di avere la forza morale di quel terribile tornante della storia.