Luca Zaia e Attilio Fontana
Luca Zaia e Attilio Fontana

Torino, 8 marzo 2020 - Dopo Nicola Zingaretti, il coronavirus ha colpito anche Alberto Cirio, governatore del Piemonte (è in isolamento ma sta bene). Di certo i presidenti di Regione sono in fibrillazione, in queste ore di emergenza sanitaria: i governatori del Sud - Puglia, Calabria, Campania, Sicilia, Molise, Basilicata, Sardegna e Abruzzo, più la provincia di Rieti - capitanati da Michele Emiliano, sono preoccupati per l'"esodo biblico" proveniente dal Nord con un 'ritorno' in massa degli emigrati potenzialmente infetti. Così firmano ordinanze che impongono la quarantena e chiedono a Trenitalia e autolinee di fornire l'elenco dei passeggeri. Stesso provvedimento anche dalla Toscana.

Dal canto suo il presidente del Veneto Luca Zaia critica fortemente il provvedimento definendolo eccessivo e chiede che dal decreto vengano stralciate le misure riguardanti le province di Padova Treviso e Venezia. Al contrario, il governatore lombardo Attilio Fontana protesta: "Avrei voluto misure più rigide".

Intanto anche il prefetto di Lodi, Marcello Cardona, è risultato positivo al test del Covid-19, insieme al suo vicario e al capo di gabinetto. Sta bene, assicura, e si è autoisolato nel suo alloggio in prefettura: "Continuo a lavorare per coordinare l'intensa attività sul territorio", dice. E visto che da mezzanotte non ci sarà più la zona rossa, ringrazia "i cittadini della zona rossa per essersi attenuti alle rigide indicazioni con grande senso di responsabilità. Un particolare ringraziamento va ai sindaci del territorio che sono stati davvero amministratori fuori dal comune". Nei giorni scorsi erano risultati positivi al Coronavirus anche i prefetti di Matera, Bergamo e Brescia.

FOCUS / Il testo del decreto definitivo. Scarica il Pdf

 Zingaretti: "Sono positivo, ma niente panico". La politica va in quarantena

Cirio positivo al test del coronavirus

E dunque anche il presidente del Piemonte è risultato positivo al test e il suo entourage spiega: "Nelle scorse ore, come fatto a scopo precauzionale anche da altri colleghi governatori presenti a Roma il 4 marzo per l'incontro a Palazzo Chigi, Cirio ha effettuato il test per il coronavirus e il risultato è purtroppo positivo".
Come il leader Pd e governatore del Lazio, anche il presidente piemontese è comunque in condizioni di salute buone e "ha già attivato tutte le procedure previste per le verifiche e la messa in sicurezza delle persone a lui più vicine, a cominciare dalla Giunta, lo staff e i colleghi, le persone con cui è stato a contatto di recente e naturalmente la sua famiglia".
Cirio "continuerà a lavorare, come fa ininterrottamente da due settimane ormai, per affrontare questa emergenza (...). Questa, come sapete, è una giornata complessa anche alla luce del nuovo decreto, approvato nella notte dal governo, che irrigidisce le misure di contenimento su tutto il territorio nazionale e in particolare in cinque province del Piemonte: Alessandria, Asti, Novara, Vercelli e Vco".

Ecco il suo messaggio in diretta Facebook: "Il decreto? Non limita il cecessario ma il futile"

De Luca: voglio i nomi di chi viaggia

Dal canto suo il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha stabilito "l'obbligo per i concessionari di trasporto aereo, ferroviario e autostradale di acquisire e mettere a disposizione delle forze dell'ordine e dell'unità di crisi regionale", dei Comuni e delle Asl "i nominativi dei viaggiatori". A Salerno il sindaco fa sottoporre i passeggeri di bus e treni provenienti dal nord all'identificazione. 

 

Santelli: che fare se si torna in Calabria

Jole Santelli: "Il documento prevede per chiunque arrivi in Calabria o vi abbia fatto ingresso negli ultimi 14 giorni dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, la misura della quarantena obbligatoria con sorveglianza attiva. E' necessario comunicare questa misura al proprio medico" oppure "telefonare al numero verde regionale 800-767676 o al Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Sanitaria Provinciale territorialmente competente, che adotterà le misure necessarie".
Il provvedimento continua: "Le società di autolinee e Trenitalia sono tenute a comunicare l'elenco dei passeggeri provenienti dalle zone indicate dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ai Dipartimenti di Prevenzione territorialmente competenti, anche tramite i sindaci. I Prefetti delle Province regionali, invece, dispongono verifiche presso le stazioni ferroviarie, aeroportuali, le stazioni delle autolinee interregionali".

Emiliano: quarantena a chi viene dal Nord

Una ordinanza nella notte dispone l'isolamento fiduciario per 14 giorni per chi da ieri è rientrato in Puglia dalla Lombardia e dalle province indicate dal nuovo Dpcm sull'emergenza Coronavirus è stata firmato nel corso della notte dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Lo ha annunciato lo stesso governatore in un post su Facebook dopo le notizie "sulla 'fuga' da parte di centinaia di persone che, in vista dell'entrata in vigore del Dpcm, hanno lasciato" la Lombardia e le Province indicate nel decreto.

"Considerato che l'esodo di un così elevato numero di persone provenienti dalle zone cosiddette rosse potrebbe comportare l'ingresso incontrollato in Puglia di soggetti a rischio di trasmissione del virus, con conseguente grave pregiudizio alla salute pubblica" l'ordinanza dispone per tutti coloro che "hanno fatto ingresso in Puglia dal 7 marzo provenienti dalla Regione Lombardia e dalle province" indicate dal nuovo Dpcm "di comunicare tale circostanza al proprio medico di medicina generale» di "osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni, di osservare il divieto di spostamenti e viaggi; di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza".

In caso di "comparsa di sintomi, di avvertire immediatamente il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o l'operatore di sanità pubblica territorialmente competente per ogni conseguente determinazione". "La mancata osservanza degli obblighi di cui alla presente ordinanza - si sottolinea - comporterà le conseguenze sanzionatorie come per legge". Saranno i prefetti ad assicurare "l'esecuzione delle misure disposte con la seguente ordinanza" che è stata trasmessa anche ai sindaci.

Zaia: non dovremmo essere zona rossa

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Il decreto del governo, al governatore del Veneto non piace per nulla. Già ieri, prima della firma di Conte, Zaia annunciava: "presenteremo un provvedimento da parte del nostro comitato scientifico di supporto all'unità di crisi per argomentare rispetto alla creazione delle tre zone in Veneto, Venezia, Padova e Treviso". 

E stamattina, intervistato da varie radio, spiega meglio: "Io mi ritrovo tre province in zona rossa - ricordo che il Veneto ha 658 persone positive, molte delle quali asintomatiche, 47 persone in terapia intensiva - non abbiamo le caratteristiche per essere zona rossa. Non lo dico per un fatto di vanto ma perché i dati ci dicono che la provincia di Treviso ha un cluster tutto ospedaliero, cioè una signora, peraltro deceduta, ha contagiato un reparto con degli ospedalieri che sono stati velocemente isolati. Molti sono asintomatici, passeranno la quarantena dei 15 giorni e finisce lì". 
Poi il governatore va avanti con i dati: "Un altro cluster è quello di Padova, ma ricordo che la vicenda del comune di Vo' con i sessantasei contagiati, abbiamo rifatto i tamponi in queste ore e si sono negativizzati molti positivi. Dall'altro il cluster di Venezia è un altro cluster ospedaliero con contagio ospedaliero, tutto qui. Il comitato scientifico della Regione Veneto questa notte mi ha preparato una relazione per dire di togliere le tre province venete che io ho mandato alle due del mattino e poi ho scoperto che avevano già deciso, firmato e fatto tutto. Noi continuiamo a dire che vogliamo che le nostre tre province escano da questa idea di zona rossa, rispettiamo le regole però non avere tre province dentro sulla base di quella classificazione".

Fontana: servono misure più rigide

"Personalmente sarei stato un pochino più rigido nelle misure che attengono al cosiddetto distanziamento sociale, avrei cercato di impedire occasioni di contatto - dice invece il presidente della Lombardia Attilio Fontana - Purtroppo la gente a ieri non si è resa conto della situazione. Mi hanno mandato foto di code interminabili di piste da sci, fotografie di assembramenti nei bar. La gente non ha ancora capito che è una situazione in cui tutti dobbiamo fare uno sforzo, rinunciare a una parte della nostra libertà" per bloccare il contagio. E aggiunge: "Forse ci sarebbero dovuti essere più impegni per mettere davanti a una realtà oggettiva i nostri cittadini".