L'etica dell'intelligenza artificiale: dall'immortalità alla mortalità della IA

Con l'avvento di Chat GPT tocchiamo finalmente con mano le capacità e la potenza delle intelligenze artificiali: tra qualche tempo regoleranno la nostra vita e la nostra morte

ChatGPT (Afp)

ChatGPT (Afp)

Chat GPT è sulla bocca di tutti: l'intelligenza artificiale è al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica da quando Open AI, azienda di San Francisco, ha rilasciato l'ultima versione del proprio motore semantico in grado di conversare in modo naturale con le persone come se fosse un'altra persona, riassumere testi, crearne nuovi partendo da articoli esistenti e soprattutto apprendere il tono della voce e il metodo di scrittura di un singolo autore o di una intera redazione di giornalisti.

La IA (o AI alla anglosassone che fa più 'cool') irrompe quindi nel mondo del linguaggio, della conversazione e della scrittura, ed è il primo passo visibile e tangibile verso la missione della azienda californiana: “assicurarsi che l'intelligenza artificiale generale (AGI: Artifical General Intelligence) porti benefici all'umanità”.

Interessante notare come, tra i primi cinque investitori che hanno iniettato un miliardo di dollari (leggasi 1.000 milioni di dollari che fa più impressione) nella azienda californiana, ci sia anche Elon Musk in compagnia di Peter Thierl, cofondatore di Paypal e uno dei primi investitori di Facebook, Reid Hofman, cofondatore di LinkedIn, Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI e Jessica Livingstone entrambi fondatori di Y Combinator: acceleratore di start-up che ha alle spalle storie di successo come Airbnb, Dropbox, Twitch, Stripe e tante altre: se sommiamo il loro patrimonio personale è superiore a una manovra economica italiana. Su chat GPT si è scritto e detto di tutto: sarebbe bello dare in pasto al software tutti i testi e commenti che sono usciti nei “suoi” confronti e vedere cosa ne pensa.

Le IA come Chat GPT sono software che hanno bisogno di una fase di apprendimento nella quale viene dato in pasto agli algoritmi un enorme database di testi e informazioni: Chat GPT è attualmente il software di AI con il più grande database di testi con cui ha imparato a conversare e a scrivere.

Dopodiché gli algoritmi “macinano queste informazioni” e imparano da soli: il cosiddetto machine learning (che fa molto più 'cool'). Poco si è detto e scritto, però, di etica della Intelligenza Artificiale: è necessario che governi e persone illuminate regolino al più presto l'utilizzo di questi strumenti e degli algoritmi sottostanti: chi legifera e chi ci governa deve cominciare a pensare al futuro in cui conviveremo con macchine parlanti e “senzienti”; non possiamo permettere una fase di far west tecnologico come spesso avviene nei momenti e negli “scossoni” delle rivoluzioni tecnologiche: la privacy del “primo internet” non regolamentato, le cripto valute ecc. ecc.

Qui parliamo di una tecnologia rivoluzionaria e dell'avvento delle macchine che sostituiranno le persone: la definizione di Intelligenza Artificiale Generale (AGI) della missione di OpenAI recita che AGI significa creare sistemi altamente autonomi che superino le capacità umane nell'esecuzione dei lavori economicamente più preziosi.

Già di per se questa affermazione dovrebbe fare drizzare i capelli ai ministri del lavoro ed economici di tutto il mondo, ma ho sentito poche reazioni. Pochissimi parlano di etica delle IA. Eppure l'intelligenza artificiale potrà decretare la nostra immortalità o la nostra morte.

Intelligenza Artificiale e immortalità

In un mio viaggio in California nel 2017 ho avuto modo di incontrare un po' di amici del mio settore tra i quali un caro amico che lavora per Google: una delle persone più intelligenti e brillanti che conosca, col quale adoro parlare di cose visionarie.

Mi raccontò che stava seguendo una start-up che stava sviluppando un software molto simile a Chat GPT ma con un focus diverso: l'immortalità. La storia triste e al contempo affascinante è che uno dei due fondatori morì coinvolto in un incidente stradale.

La cofondatrice decise di riversare migliaia di e-mail ed sms del suo socio defunto coinvolgendo anche i familiari e amici per la creazione di un database di testi e informazioni da dare in pasto al software di intelligenza artificiale.

Hanno riversato la memoria semantica di una persona in un software, dopodiché era possibile conversare di nuovo con la persona defunta. La cosa straordinaria che mi riportò il mio amico era che non solo l'intelligenza artificiale rispondeva in modo naturale, ma soprattutto con lo stesso stile, gli stessi modi di dire e la stessa ironia della persona defunta che aveva sostituito in modo egregio...

Già questo è da brividi, ma c'è di più: quando Donald Trump irruppe sulla scena politica americana, la persona defunta non aveva la più pallida idea che Trump avrebbe corso per un posto da Presidente eppure l'Intelligenza Artificiale che lo sostituiva rispondeva anche qui in modo naturale, con le idee politiche del defunto e soprattutto con lo stesso sarcasmo e la stessa ironia di quando la persona era in vita (e non era chiaramente un fervido Repubblicano, anzi).

Immortalità: abbiamo sempre pensato a una immortalità fisica e corporea... Siamo quasi arrivati all'immortalità digitale dell'organo più prezioso che abbiamo: il cervello, la nostra memoria, il nostro carattere, i nostri valori, la nostra coscienza. Una delle frasi che ho ancora stampate nella memoria del mio amico è la ciliegina sulla torta e sono parole che ancora oggi, dopo cinque anni e mezzo, mi rimbombano nella testa: “Paolo, la nostra generazione sarà l'ultima che non potrà ancora decidere se morire o rimanere immortali: i nostri figli dovranno (e potranno) scegliere”.

Appunto, tra qualche decennio, forse meno, potremo scegliere se riversare noi stessi in una memoria digitale e farci vivere per sempre oppure se, come è successo per millenni, lasciare il nostro ricordo nella memoria dei nostri amici e parenti che poi sfumerà col passare delle generazioni. Ma chi dovrà e potrà scegliere? Chi farà compagnia poi a tutte queste IA una volta che amici stretti e parenti prossimi non ci saranno più? IA defunte potranno incontrarsi e dialogare tra loro? Un dittatore sanguinario potrà rimanere in mezzo a noi per sempre? Così come un Messina Denaro?

Bisogna cominciare a dare risposta a queste domande e a regolare queste cose prima che siano realtà.

Intelligenza Artificiale e Mortalità

L'intelligenza artificiale sta già guidando alcune delle nostre automobili (vedasi la guida autonoma di Tesla), tant'è che Elon Musk si è dimesso dalla board di Open AI per evitare conflitti di interesse con la Tesla Artificial Intelligence. Tra poco tempo ci saranno auto completamente autonome, Robotaxi che verranno a prenderci sotto casa senza nessuna persona alla guida, ma con una IA che deciderà come e quando curvare e frenare.

Le IA sono computer potentissimi che sanno fare migliaia di calcoli in tempo reale: ebbene pensiamo a una persona che attraversa improvvisamente la strada mentre la nostra auto a guida autonoma la sta percorrendo: il software sa benissimo e in anticipo che ha due scelte: tirare dritto e probabilmente uccidere il pedone o sterzare e uscire di strada probabilmente uccidendo che è sull'automobile... chi regola questa scelta? Cosa deciderà la IA? Chi ucciderà il super computer? Secondo quali criteri?

Attualmente questa scelta è definita negli algoritmi scritti da un programmatore con la sua tazza di caffè americano sulla scrivania e pagato da una azienda che cerca, giustamente, profitto. Riteniamo giusto tutto ciò? Dobbiamo agire velocemente, per definire delle regole e dei confini, dobbiamo parlare di etica delle IA e degli algoritmi sottostanti.

L'intelligenza artificiale può portare dei benefici immensi al genere umano, ma va usata con coscienza, pensiamo alle sue applicazioni, già reali in campo medico: IA e impianti corporei (esatto microchip e tecnologia impiantata nel nostro corpo) possono aiutare tantissimi malati a vivere meglio: la settimana scorsa una donna affetta dalla sindrome di Lou Gehrig che non poteva più parlare da otto anni, ha riacquistato la voce con un impianto neuronale e un software di IA e stabilendo il record di 62 parole al minuto. Sono assolutamente favorevole all'intelligenza artificiale, ma va usata e incanalata in modo corretto ed eticamente giusto e non deve essere lasciata in balia del mercato e dei privati. Io non sono nessuno, ma dobbiamo ricordare le parole di Stephen Hawking che sull'intelligenza artificiale nel 2018 disse che “sarà la cosa migliore capitata al genere umano o sarà la cosa peggiore”.

 

*Paolo Zanzottera è docente universitario di Digital Marketing presso la facoltà di Economia all’Università di Brescia.