Il tatoo di Sterling
Il tatoo di Sterling

Dalle stelle alle stalle andata e ritorno. Ci metti un attimo. Raheem Sterling l'ha provato sulla sua pelle, scura come la terra da cui proviene, la Giamaica, che il piccolo ha lasciato quando aveva solo cinque anni vissuti nella capitale Kingston insieme alla nonna. Nel suo futuro non c'era il reggae ma il calcio. Meglio, la patria del calcio, quell'Inghilterra a cui anni dopo Raheem ha regalato il sogno più bello, quello di battere i "nemici" di sempre. I leoni di sua Maestà liquidano la Germania con un 2-0 davanti a tre tifosi reali, il principe William, la consorte Kate e il piccolo George che sugli spalti di Wembley per la verità non è sembrato essersi appassionato molto. Sterling e Kane mettono la firma che infrange un tabù che resisteva da 55 anni: i leoni inglesi non battevano i tedeschi (allora Germania Ovest) in una partita ad eliminazione diretta dai Mondiali 1966, unico trofeo calcistico di rileivo vinto dalla nazionale che rappresenta il popolo che il gioco più bello del mondo l'ha inventato.

Raheem Sterling festeggia il gol alla Germania

A questo punto Gary Lineker, ex centravanti dell'Inghilterra e oggi opinionista tv, dovrà rimettere mano alla famosa frase pronunciata dopo eliminazione in semifinale a Italia '90 e da allora passata alla storia come un mantra: "Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90′ e alla fine vince la Germania". Dopo anni di cocenti delusioni, gli inglesi si sono presi la loro rivincita e voleranno a Roma (Covid e quarantena permettendo) a sfidare nei quarti l'Ucraina di Shevchenko. Ma anche la stampa britannica e buona parte dell'opinione pubblica dovranno fare marcia indietro rimangiandosi le molte (troppe) critiche indirizzate al talentuoso attaccante giamaicano che, da favorito, con il Manchester City di Guardiola  si era visto sfilare la Champions League per mano del Chelsea.

L'attacco sulla prima del Sun

Nel mirino il AK-47 - Kalashniko, il fucile d'assalto tatuato sul polpaccio destro del giocatore che nel mese scorso aveva sollevato molte  accese polemiche e indignazione sui social network. Il Sun aveva sbattuto in prima pagina la foto del tatoo incriminato con un titolo poco fraintendibile: "Raheem si spara nel piede". Il dibattito sulla rete si era fatto rovente con il tatuaggio definito "disgustoso" e "totalmente inaccettabile". Addirittura c'era anche chi aveva chiesto l'immediata esclusione dell'attaccante del Manchester City dalla rosa per Euro 2020. Lo stesso Sterling aveva deciso di difendersi con un post sul  proprio profilo Instagram: "Quando avevo due anni mio padre è stato ucciso da un colpo d'arma da fuoco. All'epoca avevo promesso a me stesso che non avrei mai toccato un'arma. Calcio di destro, dunque il tatuaggio ha un significato più profondo. E non è ancora finito". Lo stesso Lineker era sceso in campo a difesa del giovane talento inglese definendo "persecutorie" le accuse rivolte a Raheem che, vittima di abusi e attacchi razzisti, da tempo si batte per una rivoluzione culturale nel mondo dello sport.