Giuseppe Conte (Ansa)
Giuseppe Conte (Ansa)

Roma, 19 gennaio 2021 - Con parole leggermente diverse rispetto a ieri, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sostanzialmente ripercorso oggi al Senato il discorso pronunciato a Montecitorio. Non poteva d’altra parte essere altrimenti vista l’assenza di novità politiche tra il primo e il secondo atto parlamentare di questa crisi che si avvia, se non alla conclusione, per lo meno a una composizione. Che non poteva essere rinviata oltre. Il pressing renziano era ormai troppo forte e lungo, non poteva andare avanti. 

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Ora al di là di quello che sarà l’esito del voto finale di stasera, è evidente che per Conte inizia una nuova fase. Il premier dovrà iniziare una navigazione difficile, vista l’esiguità dei numeri sia nelle aule parlamentari sia nelle commissioni, e dovrà farlo lasciando da parte sia il pallottoliere sia la logica del suk, che nelle retrovie ha governato queste ultime fasi della crisi.

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Servirà la politica, come lui ha ammesso nei due discorsi a Camera e Senato, e servirà l’attrattività di un progetto e la capacità di metterlo in atto. Il governo è come una bicicletta che se si ferma cade. Finora è stato protetto dall’emergenza, ma poi questa emergenza finirà e non sarebbe per lui salutare che si scoprisse che il re è nudo. Conte ha scommesso su se stesso forzando una situazione che lo vedeva soccombente, ha forzato la mano un po’ a tutti e, per il momento e sempre che la votazione di stasera gli consegni la maggioranza anche relativa, ha avuto ragione. Ma nella storia della repubblica i governi nati senza maggioranza assoluta sono sempre durati pochissimo. Vedremo nei prossimi mesi se anche stavolta accadrà così.