Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, 79 anni (Imagoeconomica)
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, 79 anni (Imagoeconomica)
"Sono certo di avere i numeri per vincere la sfida in Senato. Si formerà un nuovo gruppo parlamentare, in entrambe le Camere, e sarà un fatto politico nuovo, come vuole il Colle. Voglio andare alla conta perché sono sicuro di vincerla". Più o meno con queste parole, il premier ancora in carica, avrebbe spiegato ai ministri del Pd la sua prossima mossa. I ministri dem si sarebbero mostrati scettici, se non basiti, di fronte a tanta sicurezza ostentata dal premier. Crisi di governo: le ultime notizie Crisi di governo, Iv: "Oggi decidiamo se uscire" Conte – si dice – avrebbe convinto l’Udc di Cesa a cedergli il simbolo, ma gli ’udiccini’ smentiscono (Casini li avrebbe...

"Sono certo di avere i numeri per vincere la sfida in Senato. Si formerà un nuovo gruppo parlamentare, in entrambe le Camere, e sarà un fatto politico nuovo, come vuole il Colle. Voglio andare alla conta perché sono sicuro di vincerla". Più o meno con queste parole, il premier ancora in carica, avrebbe spiegato ai ministri del Pd la sua prossima mossa. I ministri dem si sarebbero mostrati scettici, se non basiti, di fronte a tanta sicurezza ostentata dal premier.

Crisi di governo: le ultime notizie

Crisi di governo, Iv: "Oggi decidiamo se uscire"

Conte – si dice – avrebbe convinto l’Udc di Cesa a cedergli il simbolo, ma gli ’udiccini’ smentiscono (Casini li avrebbe stoppati). Il punto è che il mandato del Nazareno e, più freddi, di gruppi parlamentari dem in cui ancora si spera di ‘rappattumare’ l’alleanza con Renzi ormai in frantumi, è di dire a Conte: "Se pensi di avere i numeri e di vincere la sfida, vai avanti". Contrastanti, invece, le voci in arrivo dal Colle: c’è chi parla di un sostanziale expedit (si proceda) alla prova di forza che Conte gli chiede di avallare e chi, invece, di un non expedit all’operazione. Una moral suasion che suona così: senza numeri certi e un gruppo politico nuovo, no.

Tra le altre vie, per quanto impervie, ci sarebbe un governo a guida Franceschini, con identica maggioranza giallorossa (e sempre con Iv, però, quindi improbabile) o un governo a guida Guerini, che però lo smentisce secco con i suoi: "Il mio nome non esiste e io non sono per nulla interessato". Invece, se naufragasse anche un governo a guida dem, resterebbe solo la carta di un governo tecnico (Cartabia): un governo elettorale utile solo a preparare le urne anticipate. Resta sullo sfondo la chimera di un governissimo Draghi. Morale, spiegano dal Pd, "se l’alternativa più concreta, una volta spazzato via da Renzi, e da Conte stesso, il Conte ter, sono solo le urne, la paura dei parlamentari per il voto potrebbe rendere plausibile che Conte trovi i Responsabili". In casa renziana se la ridono: "Conte si è suicidato. Ora avanti un altro, tanto un governo si farà. In ogni caso, se proprio Conte vuole sfidarci, bene, ci vediamo in Aula!".

Oggi, in ogni caso, innanzitutto Conte salirà al Colle, subito dopo la formalizzazione del ritiro della delegazione di Iv. Mattarella potrebbe congelare le dimissioni di Conte e invitarlo a formare un nuovo governo, il Conte ter, sulla maggioranza attuale (chanches, però, pari allo zero virgola) oppure accettarne le dimissioni. Oppure ancora accettare che Conte vada in Aula sicuro di vincere la sfida finale. E non solo perché un protagonista di altre stagioni di Responsabili, Clemente Mastella, è già in movimento. Pronti alla pugna sarebbero, oltre a una decina di esponenti del gruppo Misto, tre senatori di Forza Italia, i tre dell’Udc e "alcuni senatori renziani" (tre o quattro, pare): circa 11, forse di più (14-15), ma quanto basta per ‘pareggiare’ la perdita di Iv. Ma il "fatto politico nuovo" e il "gruppo parlamentare solido" che si deve costituire, spiega il leghista Giancarlo Giorgetti, sono i requisiti indispensabili per convincere il Colle.

Mancano, però, particolari tecnici non da poco: un simbolo depositato alle scorse elezioni, da cui la caccia all’Udc eo al sottogruppo di Noi con l’Italia di Lupi. Si vedrà. Una cosa è certa: se la conta a Conte andrà male, al Colle inizierà tutto un altro film con tutti gli scenari aperti.