Giuseppe Conte e Sergio Mattarella
Giuseppe Conte e Sergio Mattarella

Roma, 13 gennaio 2021 - Resa dei conti sulla crisi di governo, con Renzi che fa dimettere le ministre di Italia Viva Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. e di fatto ritira il suo appoggio a ConteLa rottura, annunciata da giorni, si è consumata nel Cdm di ieri notte. Il via libera al Recovery plan è arrivato con l'astensione delle ministre. Lo scontro si è spostato sul Mes, eterno pomo della discordia tra il premier e l'ex rottamatore. 

Matteo Renzi in conferenza stampa spiega: "Ora tocca a Conte, noi non abbiamo alcuna pregiudiziale". In particolare il leader Iv contesta il mancato uso del Mes, rivendica i cambiamenti sul Recovery e dice: "Siamo pronti a discutere su tutto" ma, precisa, nelle forme della politica e previste dalla Costituzione perché, sottolinea, con Conte "si è creato un vulnus alle regole del gioco". 

La replica del premier arriva in serata, durante il Consiglio dei ministri: "Grave responsabilità di Iv, danno al Paese"

Incontro Mattarella-Conte

Nel primo pomeriggio Conte è salito al Quirinale dal presidente Sergio Mattarella. Secondo quanto riferito dal Colle, il capo dello Stato ha sottolineato la necessità di uscire velocemente da questa condizione di incertezza, a fronte dell'allarmante situazione causata dalla pandemia. Al termine del colloquio, il premier ha spiegato di aver chiesto lui l'incontro per aggiornarlo "dello stato di salute della coalizione". Ai giornalisti che gli chiedevano dell'attuale crisi, ha risposto: "Una crisi? Spero di no. Dobbiamo lavorare in modo costruttivo perché sicuramente una crisi non sarebbe compresa dal paese", ha detto auspicando che non si arrivi alle dimissioni delle ministre di Italia Viva. "In questi giorni sto lavorando per definire una proposta per una patto di legislatura, un patto di fine legislatura", ha continuato Conte. E ancora: "Il governo deve avere una solida maggioranza, occorre solidità. Non può prendere un voto qua e là, Iv sa che ogni volta che ha posto problemi in modo costruttivo troveranno sempre in me massima disponibilità".

Spiragli e smentite

Ambienti vicini alla trattativa inveceavevano riferito di uno spiraglio tra il premier e il leader di Italia Viva. L'incontro tra i due, su cui i pontieri stavano lavorando, non si è mai verificato, Né al momento è in agenda un eventuale vertice tra tutti i leader. Fonti di maggioranza avevano assicurato che sarebbe stato fatto un grosso passo avanti per scongiurare la crisi. Ma da Italia Viva avevano smentito: "Spiragli? Si vede che si sono dimenticati di avvisarci", sospettando che a far filtrare le voci di una riapertura delle trattative sarebbe stato Rocco Casalino

Conte pronto alla sfida in Aula

I pontieri erano stati  i protagonisti delle ore precedenti la conferenza stampa di Renzi. Tutti in campo, dai leader agli sherpa, nel disperato tentativo di ricucire una ferita che si è verificata insanabile. "Nasce il governo Conte-Mastella", diceva ieri Renzi, pronto a passare all'opposizione. "Se va fino in fondo, non potrà più esserci un governo con me e Italia Viva", la sfida lanciata dal premier che pensa di andare in Aula per la conta. Il presidente del Consiglio è convinto di avere i numeri anche senza Italia Viva, punta a raccogliere 'responsabili' in Parlamento e a costituire una nuova maggioranza. Ancora oggi, a una delegazione di operai Whirlpool, Conte ribadiva che una crisi ora "sarebbe incomprensibile".

Dal canto suo Clemente Mastella replica alle critiche dell'ex premier e va al contrattacco: "L'atteggiamento di Renzi è inconcepibile sul piano morale - dice - è sconcertante la posizione di Renzi, un piccolo Trump italiano. Stesso atteggiamento. Come si fa in un momento come questo agire così? Irresponsabilità incredibile".

M5s

 "Lasciamo stare Conte Ter e toto ministri, io penso al bene dell'Italia: abbiamo da fare decreti per le imprese chiuse per le zone rosse e invece si discute di politichese - afferma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio al Tg4 - Nel bel mezzo della terza ondata di una pandemia, con artigiani e commercianti in difficoltà una crisi è inspiegabile e inaccettabile".  "Io in passato - ha ricordato ancora Di Maio - ho rinunciato due volte a fare il Presidente del consiglio per fare nascere due governi... ho chiesto a tutti un passo indietro, perché la crisi non la vive la politica ma gli italiani. Tutti dovremmo sentire questa responsabilità".

 Dura la reazione di Vito Crimi, che accusa Renzi di "fuga dalle responsabilità" e assicura che il M5S "continuerà a lavorare al fianco di Conte".

 A caldo una fonte di vertice del Movimento 5 stelle rivela: "Renzi ha ritirato i ministri ma non ha detto che ritira la fiducia alla maggioranza e al Governo, ha detto che voterà le cose... Adesso ci prendiamo un momento di riflessione".

Pd

 "Oggi circa 500 morti e noi apriamo una crisi di governo? Io francamente non lo capisco", è la reazione di Nicola Zingaretti, che commenta: quella di Iv "è una scelta che frena il processo di ricostruzione dell'Italia". Il segretario definisce "incomprensibile" la scelta del leader di Iv, dopo che "Conte aveva assicurato la disponibilità per un patto di legislatura". 

Il leader dem ci aveva provato fino all'ultimo, a evitare la crisi: "Si faccia di tutto per riprendere il dialogo, il confronto nella maggioranza, per trovare una soluzione alla crisi", aveva detto. "Si lavori come abbiamo insieme deciso al patto di legislatura in tempi certi e brevi con buonsenso e facendo prevalere il bene comune e la buona politica. Si può fare". Il leader dem avrebbe anche telefonato al premier. 

Anche Stefano Marcucci, capogruppo Pd in Senato ma vicino a Renzi, diceva di credere ancora in una "maggioranza politica con Italia Viva". E chiariva: "Non servono i responsabili", prendendo implicitamente le distanze da un eventuale Conte ter con maggioranze diverse.

E da Roberto Speranza, ministro di Leu, durante l'intervento alla Camera sul nuovo Dpcm, era arrivato un messaggio di "responsabilità" per l'unità "a Roma come in tutte le regioni d'Italia". 

Beppe Grillo

Fuori dal coro Beppe Grillo che si era lanciato in una fuga in avanti, invocando un "patto tra tutti i partiti". Il co-fondatore del Movimento 5 stelle ha condiviso su Facebook la lettera aperta rivolta trasversalmente ai partiti dal deputato M5s Giorgio Trizzino. "Non può esistere in questo momento una distinzione tra maggioranza ed opposizione perché tutti i rappresentanti del popolo devono contribuire uniti a sostenere, in uno dei momenti più bui della sua storia, il Paese", scriveva il deputato grillino nella missiva.

E ancora: "Nessuno cerchi scuse o pretesti per sottrarsi a questa grande responsabilità o ancor peggio faccia in questo momento biechi calcoli elettorali sul proprio futuro". Dunque, è l'invito, "stiliamo insieme un patto tra tutti i partiti e lavoriamo per la ricerca di un obiettivo condiviso che altro non può essere che la ricerca del bene comune per il Paese e colmiamo quel vuoto e la disaffezione che la politica ha lasciato in questi anni nell'animo degli italiani". I partiti, l'appello di Trizzino, si facciano "costruttori" del bene comune.

Il centrodestra brinda

Il centrodestra chiede che il premier "prenda atto della crisi e si dimetta immediatamente o, diversamente, si presenti domani in Parlamento per chiedere un voto di fiducia" e, in caso non la ottenga, si vada ad elezioni..

Il leader della Lega Matteo Salvini chiede via social elezioni anticipate a seguito dell'uscita di Italia Viva dal Governo, elencando i tanti Paesi europei al voto nel 2021 nonostante la pandemia: " Gennaio, voto in Portogallo. Febbraio, voto in Catalogna. Marzo, voto in Olanda, Israele e Bulgaria. Aprile, voto in Albania. Maggio, voto in Scozia, Galles e Cipro. Giugno, voto in Francia. Settembre, voto in Norvegia, Russia e Germania. Ottobre, voto in Repubblica Ceca".
Ma tutto  il centrodestra festeggia per la crisi aperta da Matteo Renzi, confida il vicecapogruppo alla del Pd Camera Michele Bordo. "Renzi aprea la crisi, la destra di Salvini e Meloni stappa lo champagne. Che capolavoro!". 

Cosa succede ora

Molteplici gli scenari della crisi di governo, ma tutti con un comune denominatore: Sergio Mattarella. Sarà lui, se non venisse ricomposta la frattura e Conte dovesse salire al Colle, ad avere l'ultima parola. Il premier è convinto di avere i numeri in Senato anche senza i renziani, recuperando l'appoggio dei responsabili. Pronti a sostenerlo ci sarebbero una decina decina di esponenti del gruppo Misto, tre senatori di Forza Italia, i tre dell’Udc e, pare, "alcuni senatori renziani" (tre o quattro): il calcolo porta a 11, forse anche di più (14-15). Un numero sufficiente per compensare l'uscita di Iv a Palazzo Madama. Il Colle per ora mantiene il riserbo, ma sembrerebbe intenzionato a benedire un eventuale 'Conte ter' solo con voti certi e un nuovo gruppo politico. Impervia la strada che porta a esecutivi a guida Dem e ancor di più l'ipotesi di un governissimo con Draghi. Dovessero fallire tutti i tentativi, ecco che Mattarella non avrebbe alternative al governo tecnico (si parla di Cartabia premier) per traghettare il Paese verso nuove elezioni.