Foto: Warner Bros. Italia
Foto: Warner Bros. Italia
A volte basta un incidente di poco conto per scatenare una guerra: è quanto accade nel film 'La prima pietra', commedia italiana che esce il 6 dicembre e guarda con un po' di preoccupazione un mondo nel quale sembra impossibile ragionare con calma sui fatti e poi agire di conseguenza, senza lasciarsi trascinare da luoghi comuni e facciate di comodo.

LA PRIMA PIETRA, IL FILM

Asciutto e compatto (dura un'ora e 17 minuti), 'La prima pietra' è scritto e diretto da Rolando Ravello, regista in precedenza delle commedie 'Tutti contro tutti' e 'Ti ricordi di me?' e sceneggiatore fra le altre cose di 'Perfetti sconosciuti'. Ad affiancarlo nella scrittura troviamo Stefano Di Santi, che esordisce su grande schermo dopo avere messo mano alla serie TV 'Tutte le ragazze con una certa cultura'.

LA PRIMA PIETRA, LA TRAMA
La storia è ambientata ai giorni nostri, in una scuola elementare che si appresta alla tradizionale recita di Natale. Mentre i bambini giocano in cortile, uno di loro lancia una pietra che rompe un vetro e ferisce lievemente il bidello. Il bambino in questione si chiama Samir è musulmano e ciò innesca una serie infinita di lamentele, ripicche e colpi di scena.

LA PRIMA PIETRA, IL CAST
A cercare di mediare un dibattito sempre più acceso c'è il preside interpretato da Corrado Guzzanti, mentre la maestra di Samir ha il volto di Lucia Mascino. La famiglia di Samir è rappresentata dalla madre (Kasia Smutniak) e dalla nonna (Serra Yilmaz). Infine, il bidello e custode della scuola è Valerio Aprea, mentre la bidella sua moglie è Iaia Forte. Tutti ruoli molto ben assegnati.

IL TRAILER


IL PARERE DI CHI L'HA VISTO
'La prima pietra' ha indubbiamente il pregio di mettere in scena uno degli aspetti più critici della nostra contemporaneità, cioè il fatto che siamo spesso disposti a concedere a noi stessi tutte le attenuanti possibili, ma nel contempo non facciamo sconti agli altri. L'efficacia della messa in scena si basa proprio su questo, anche se bisogna ammettere che i personaggi che la portano avanti sono spesso estremizzati in maniera schematica: in questo modo è difficile immedesimarsi nelle ragioni e nei torti di ognuno, e noi spettatori rischiamo di sentirci assolti. Una commedia più graffiante non ci avrebbe concesso questo privilegio.

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