Uno screenshot del trailer – Foto: Cinémaginaire Inc.
Uno screenshot del trailer – Foto: Cinémaginaire Inc.
Il denaro è il grande demone della contemporaneità: è la tesi di fondo del film 'La caduta dell'impero americano', che esce nelle sale cinematografiche italiane mercoledì 24 aprile e che rappresenta la chiusura della trilogia che il regista e sceneggiatore Denys Arcand ha dedicato al collasso morale della società occidentale, dopo 'Il declino dell'impero americano' (1986) e 'Le invasioni barbariche' (2003).

LA CADUTA DELL'IMPERO AMERICANO, IL FILM
Il taglio è sempre satirico e in questo caso viene declinato attraverso i generi del crime e della commedia. Rispetto ai due film precedenti resta invariato lo sguardo colto e raffinato che il canadese Denys Arcand, canadese classe 1941, utilizza per argomentare il proprio sguardo sul mondo.

LA TRAMA
La storia è quella di un 36enne con un dottorato in filosofia, un'intelligenza sopra la media e un lavoro come fattorino che è l'unica possibilità che gli è stata concessa per mettere insieme uno stipendio appena decente. Un giorno assiste a una rapina finita male e coglie al volo l'occasione per impossessarsi, non visto, di un sacco di denaro.

La polizia e la più potente gang criminale di Montreal sono però alla ricerca di quei soldi e così il nostro eroe cercherà di cavarsela alleandosi con alcuni improbabili complici: una escort che cita Racine, un ex galeotto e un esperto di paradisi fiscali.

IL TRAILER


LA STORIA VERA E I SOLDI COME VALORE
Come suggerito dal trailer, 'La caduta dell'impero americano' è ispirato a una storia vera. Si tratta di una rapina avvenuta nel 2010, a Montreal, e terminata con due morti ammazzati.

Partendo da questo evento, e convinto che il denaro sia l'unico valore rimasto nella società contemporanea, Denys Arcand ha iniziato a fantasticare su come i soldi avrebbero influito sulla vita di una persona altrimenti esclusa dalla ricchezza.

COM'È 'LA CADUTA DELL'IMPERO AMERICANO': LE RECENSIONI
In media il pubblico straniero è rimasto più soddisfatto della critica, che comunque ha assegnato un voto più che sufficiente. Piace soprattutto il fatto che Denys Arcand abbia innervato la sua satira con un certo ottimismo nei confronti del genere umano e che le ragioni della propria critica siano presentate in maniera solida.

Piace di meno una certa schematizzazione nella costruzione dei personaggi e della trama e lo sforzo nel dimostrare la profondità delle proprie argomentazioni, quasi non si fidasse del proprio pubblico e, di conseguenza, avesse evidenziate le proprie ragioni in modo troppo esibito.

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