I valori alla base della felicità non sono uguali in tutto il mondo
I valori alla base della felicità non sono uguali in tutto il mondo

Roma, 11 dicembre 2020 - Non è un concetto così scontato come si potrebbe pensare: il nostro ideale di felicità, quello che, pur con le sfumature personali del caso, accomuna l'Occidente, non è universale. I valori, le ambizioni, le priorità attraverso cui la perseguiamo non sono gli stessi per tutti i popoli e non possono essere valutati nello stesso modo. Tuttavia, gli studi sull'argomento tendono a concentrarsi sul modello di felicità tipicamente occidentale, mentre trarrebbero beneficio da un approccio più ampio e sfaccettato. I ricercatori della University of California – Riverside hanno quindi indagato quali metodi di valutazione siano in grado "misurare" in modo più attendibile la felicità come viene intesa da civiltà diverse.

La felicità in Occidente e la felicità in Oriente

"La concettualizzazione prevalente della felicità è coerente con una visione del mondo tipicamente protestante e incentrata su se stessi, che enfatizza il merito personale e il duro lavoro come strumenti per ottenere risultati positivi e che vede la felicità con un raggiungimento personale", spiegano gli autori dello studio. Viceversa, nei paesi orientali la felicità è collegata all'interdipendenza fra le persone, al rapporto stretto fra il singolo individuo e gli altri, e dipende quindi fortemente dalle relazioni sociali. In Corea del Sud, ad esempio, la felicità corrisponde alla famiglia. "Le tradizioni del buddismo, del taoismo e del confucianesimo enfatizzano l'interconnessione di tutte le persone e di tutte le cose, dando la priorità all'armonia e all'equilibrio rispetto alla realizzazione individuale", spiega l'autrice principale Gwen Gardiner.

Come si misura la felicità

Gli studiosi hanno sottoposto oltre 15mila persone di tutto il mondo a due diversi test per misurare la felicità, che già solo dai nomi fanno capire chiaramente la diversità di impostazione: uno elaborato negli Stati Uniti, la Subjective Happiness Scale, e uno creato invece in Giappone, la Interdependent Happiness Scale.

Il primo si è confermato efficace nel valutare la felicità dei partecipanti che vivono in Europa occidentale e in altri paesi con caratteristiche simili per sviluppo economico e clima; ma ha dato risultati meno affidabili per i paesi orientali, fra cui Cina, Vietnam e Giappone, e ancora più inconcludenti per i paesi africani. E come è facile intuire a questo punto, l'altro test ha prodotto risultati esattamente opposti: si è rivelato un metodo affidabile nei paesi asiatici, meno nei paesi occidentali.

Curiosamente, entrambi i test hanno dato esiti solidi tanto negli Stati Uniti quanto in Giappone: "È un risultato particolarmente interessante e sorprendente", dice Gwen Gardiner, "perché tipicamente gli Stati Uniti e il Giappone sono i paesi-prototipo che vengono utilizzati per evidenziare le differenze culturali negli studi psicologici. Ma in questo caso, erano molto più simili uno all'altro".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Plos One.


Leggi anche:
- Vivere vicino agli uccelli migliora la qualità della vita quanto un aumento di stipendio
- La flessibilità è il segreto per una vita di coppia e una famiglia felici
- Perché i soldi non fanno la felicità, secondo la scienza