Genova, 18 maggio 2018 - Dormono (poco) proprio accanto al ponte della morte, là dietro alla colonna dei mezzi di soccorso, nelle tende, appartati. Qui si riposano dopo i turni di otto ore passati a scavare tra le macerie, anche a mani nude. Se cominci a mezzanotte vai avanti fino alle otto del mattino. Usano gli occhi e le telecamere con visore, quelle che fanno luce nelle fessure, davvero troppo piccole per un uomo, fosse anche il soccorritore più esperto. Praticamente impossibile, con il rumore costante di sottofondo che c’è – i martelli pneumatici, gli elicotteri, le manovre dei mezzi – riuscire a sentire qualcosa con i geofoni, per quelli serve un silenzio assoluto. I protagonisti comunque sono sempre loro, gli uomini che abbiamo visto lavorare a testa bassa fin dai primi momenti, nella strage di Genova. Sono i vigili del fuoco, le squadre Usar, Urban search and rescue , specializzati nella ricerca e nel soccorso. Il lavoro, delicatissimo, continua anche in queste ore. C’è sempre una montagna di cemento armato da demolire, ma si deve andare avanti piano. Perché ci sono ancora persone da cercare. E ci sono pezzi da conservare per le indagini. Così i martelli pneumatici sono manovrati con cautela.

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Quindi i blocchi che pesano quintali sono imbragati, sollevati dalle gru e spostati. Si dovrà poi distinguere tra quel che va conservato per l’inchiesta e quel che potrà essere smaltito. Impossibile stabilire quanti giorni ci vorranno ancora. Sono squadre addestrate a rischiare la vita, con quei monconi di ponte che incombono sul ‘cantiere’. Sono una bandiera nazionale. Eppure c’è chi, dopo 28 anni di servizio, viene ripagato con uno stipendio di 1.500 euro al mese.

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Benedetto Catania ‘Bettino’ dell’Usar cinofili di Livorno arriva a qualcosa in più, «1.800 puliti – fa i conti –. Ma se mi ammalo un mese, scendo a 1.600. Ho 37 anni di servizio, sono ispettore. Più carriera di così non posso farla». Nella sua squadra Francesca Pagliai, Ilio Donnini e Luca Martino. I cani a sera vanno a cuccia, «lavorano mezz’ora per volta – spiega l’ispettore –. Per loro è tutto un gioco». I vigili del fuoco nelle catastrofi sono per legge gli unici a potersi muovere nella zona rossa. Garantiscono il «servizio tecnico urgente». Chiarisce Catania: «Nelle prime 24 ore tutti provano a dare una mano. Ma quando il luogo diventa pericoloso, la situazione cambia drasticamente». Indica il cantiere del ponte: «Noi stiamo lavorando là sotto. Chi lavora là sotto rischia la vita. Lo possiamo fare solo noi, è il nostro mestiere».

Da sin: Donnini, Pagliai, Catania e Martino

Nella foto: da sx Donnini, Pagliai, Catania e Martino

E come si supera lo stress da strage? Che aiuto hanno i professionisti del pericolo? Sorriso, pausa, risposta: «Abbiamo due psicologi...». Due psicologi per quante persone? «In Italia siamo 30mila». Ah, ecco. Ma se dentro la zona rossa i protagonisti assoluti sono i vigili del fuoco – 400 quelli in servizio a Genova – la macchina dei soccorsi prevede un impegno multi-forze di mille uomini. Protezione civile, Croce Rossa, poliziotti e carabinieri. Tutti impassibili nelle divise, nonostante il caldo soffocante. Molti di loro sbarrano la strada ai curiosi e lavorano per evitare guai. Non solo, però. Il capitano dell’Arma Antonio Villano il giorno del disastro era di pattuglia, a due minuti da qui. In quel momento il giovane comandante di compagnia Genova Sanpierdarena si è trasformato in un soccorritore. Racconta: «Abbiano sentito la nota via radio, siamo arrivati qui in emergenza. La pioggia scrosciante non permetteva di vedere oltre 50-100 metri».

Antonio Villano, capitano dei Carabinieri

In foto: Antonio Villano, capitano dei Carabinieri

Ma è bastato scendere dall’auto per scoprire l’apocalisse. «Abbiamo aiutato persone a uscire dalle auto, guidati dai lamenti». Ma se fai il carabiniere a Genova nella tua storia professionale hai per forza un intervento nelle alluvioni. C’era Roberto Dellepiane, 52 anni, brigadiere capo nella Brigata mobile di Genova, la stazza da servizio d’ordine, il sorriso buono, incrocio tra franchezza sarda e cortesia emiliana. Fa il cordone di sicurezza. «Lo stipendio? Dopo 32 anni di servizio la media è sui 1.900-2.000 euro al mese – si racconta –. Noi siamo in seconda linea, ma abbiamo anche funzioni di protezione civile, coordinati dai vigili del fuoco. Come si supera lo stress? Parlando tra colleghi. Penso che questa sia una grande valvola di sfogo».

Il brigadiere Roberto Delle Piane

Foto: il brigadiere Roberto Dellepiane