3 feb 2022

Incidente Pordenone, l'arrestato ai domiciliari. Analisi sulle tracce di sangue

Lo ha deciso il gip. Per la procura esisteva il pericolo di fuga. Zaia: "Sono perplesso"

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Incidente Pordenone: le auto e le due vittime

Pordenone, 3 febbraio 2022 - Incidente di Pordenone e morte delle due cugine: ai domiciliari con il braccialetto elettronico  Dimitre Traykov, l’imprenditore di 61 anni che ha investito e ucciso le due giovani cugine in un incidente in A28, in cui sono rimaste gravemente ferite le bimbe di una delle vittime. L'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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Ai domiciliari

Lo ha deciso il gip  Giorgio Cozzarini. Accogliendo parzialmente le richieste della difesa, il giudice ha convalidato l’arresto disponendo contestualmente la misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Secondo la Procura esisteva invece pericolo di fuga, in considerazione delle cospicue disponibilità economiche dell’indagato e dei suoi contatti con la Bulgaria, di cui è originario.

Zaia: "Sono perplesso"

Il presidente del Veneto, Luca Zaia, esprime perplessità sulla decisione del gip di Pordenone. "Pur nel rispetto dell’autonomia della magistratura - osserva Zaia in una nota - mi sento di commentare la decisione del gip di Pordenone di non accogliere la richiesta di custodia in carcere da parte della procura per la persona che, in un gravissimo incidente, ha investito e ucciso due giovani cugine venete. Gli arresti domiciliari concessi pongono non pochi quesiti. Quesiti che si pongono anche dal punto di vista umano sia tra i famigliari che nella cittadinanza, e che ho percepito con forza anche in un mio colloquio con il papà di Jessica. Questa tragedia, già così immane, viene vissuta ancora peggio per il fatto che non sia stato preso un provvedimento di custodia cautelare in carcere". "La mia - conclude Zaia - è una semplice considerazione, che però possa essere accolta da chi di dovere, anche perché il sentimento comune e la comunità delle due famiglie si aspettavano un provvedimento di maggior rigore".

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La notte della tragedia e la fuga

Dall’ordinanza emerge anche come l’indagato domenica notte fosse stato sorpreso da un operatore di Autovie Venete mentre camminava lungo l’A28 poco dopo l’incidente. Alla sua vista, l’uomo, invece di accettare i soccorsi - era ferito a una mano e al naso - era fuggito, scavalcando la recinzione autostradale. Secondo i verbali della polstrada, l’uomo era giunto nella propria abitazione di Pordenone attorno alle 21.30, dove, secondo quanto riferisce la moglie, si era versato del vino e aveva spiegato genericamente, essendo molto agitato, di essere rimasto coinvolto in un tamponamento.

Già condannato per ebbrezza

L’ordinanza del Gip ha anche fatto rilevare le tre condanne definitive iscritte nel casellario giudiziale dell’indagato: una di queste per guida in stato d’ebbrezza, a causa della quale aveva provocato un incidente senza feriti, con un tasso alcolico cinque volte oltre il consentito. Tra gli altri due patteggiamenti a carico dell’uomo, uno riguarda il reato di riciclaggio.

Le indagini

Oggi è prevista una ricognizione sull’indagato, un passaggio indispensabile per blindare l'accusa e capire se era lui alla guida. Sarà dunque analizzato il sangue nell'auto, un potente Suv che ha tamponato la Panda delle vittime, disintegrandola. Domani è previsto un esame esterno sui cadaveri delle due giovani.  Infine, l'8 febbraio le consulenze sulla dinamica dell'incidente.

 

 

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