Elisa Pomarelli
Elisa Pomarelli

Piacenza, 9 settembre 2019 - "Ero ossessionato da Elisa. E l’ho uccisa. Ho perso la testa. Mi dispiace". Sabato 7 settembre. È da poco passata l’ora di pranzo. Massimo Sebastiani è in lacrime. Piange, pentito, per aver ammazzato la ragazza di cui diceva di essere innamorato. Nella caserma dei carabinieri di via Beverora, a Piacenza, crolla e confessa dopo ore di un interrogatorio nel quale racconta la dinamica dell’omicidio. Quello di Elisa Pomarelli, 28 anni, l’amica che lo aveva respinto dopo 3 anni di corte serrata. Il suo corpo è rimasto per 13 giorni sepolto sotto un metro di terra in un bosco sulle colline del Piacentino, in unluogo distante una ventina di chilometri dove Elisa è stata uccisa nel primo pomeriggio del 25 agosto.

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La sua unica colpa è quella di aver respinto sentimentalmente il suo assassino. E adesso c’è chi dice: "Elisa è stata ammazzata perché amava le donne". Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, parla di "femminicidio premeditato e compiuto come atto punitivo per Elisa, in quanto lesbica. L’assassino dovrebbe essere condannato due volte e giudicato senza alcuna attenuante". Anche un paio di amiche raccontano: "Non l’ha mai amato, glielo ha anche detto di sentirsi confusa, che provava interesse per le donne". Che Elisa fosse vicina agli ambienti per i diritti gay, lo si evince anche da alcune persone che la conoscevano. Eppure, nell’interrogatorio di sabato scorso, Sebastiani non ha fatto menzione di questo. "Finora non ha spiegato le motivazioni precise", fanno sapere gli inquirenti.

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Ma nella confessione del 7 settembre, poco dopo essere stato catturato sulle colline piacentine, il 45enne racconta tanto altro di quel 25 agosto, giorno dell’omicidio. Innanzitutto "di essere andato a pranzo con lei". La trattoria è Il Lupo e si trova a Ciriano di Carpaneto. Un pasto normale, atmosfera tranquilla. Come ogni volta che mangiavano insieme. Ma quel giorno qualcosa va storto. E una volta fuori dal locale, Elisa avrebbe detto a Massimo di voler interrompere la loro frequentazione. Ed è follia.

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"Ero innamorato. Ossessionato da lei. Abbiamo litigato, ho perso la testa e l’ho uccisa", avrebbe raccontato agli inquirenti. Nessuna premeditazione. Anche se il Telefono Rosa sostiene il contrario: "È stata uccisa orrendamente, ammazzata con lucida premeditazione, liberandosi del corpo e fuggendo". Il delitto avviene 15-20 minuti dopo che i due escono dalla trattoria. E sarebbe andata più o meno così: i due amici discutono, litigano, arrivano nei dintorni della casa di Sebastiani, a Campogrande di Carpaneto, nel Piacentino. Lui fa scendere la ragazza dall’auto, la porta nel pollaio. Dove l’avrebbe strozzata a mani nude. Poi carica il corpo nel baule della sua auto, per nasconderlo nella zona dove è stato trovato: "L’ho portata a Costa di Sariano, a Gropparello. Mi ricordo di averla trasportata in un bosco, e lì l’ho nascosta". Le immagini delle telecamere immortalano l’operaio sull’auto da solo poche ore dopo. È il momento in cui inizia la latitanza del 45enne. Che vive braccato, dormendo di notte in casolari abbandonati e in giacigli ricavati tra gli arbusti fitti delle colline piacentine. Sebastiani riesce comunque a trovare rifugio in una villetta di campagna, a poche centinaia di metri dal cadavere sepolto di Elisa.

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Quella casa a Costa di Sariano, 25 chilometri da Piacenza, appartiene a Silvio Perazzi, il padre anziano dell’ex fidanzata di Massimo, una storia durata parecchi anni prima di dirsi addio. È proprio Perazzi, anche lui arrestato per favoreggiamento personale, a ospitarlo negli ultimi giorni della latitanza. Ma dal momento dell’omicidio e fino all’ultimo, Massimo quasi ogni giorno va da Elisa: "La vegliavo e le dormivo accanto tenendole la mano", avrebbe detto in lacrime durante l’interrogatorio. Poi la svolta: Sebastiani capisce di essere sul punto di crollare e, stremato dalla latitanza, seppellisce Elisa nel bosco a poche centinaia di metri dalla casa di Perazzi, ricoprendo la buca di rami e terra. I carabinieri, guidati dal comandante provinciale di Piacenza Michele Piras e i cacciatori di Sardegna, esperti nella ricerca di latitanti, sanno dove trovarlo: lì, tra la casa di Perazzi e il bosco. Lo catturano e lo arrestano. In lacrime, senza opporre resistenza, indicherà dove trovare il cadavere di Elisa. La parola fine dopo 13 giorni di follia e delirio.

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