I boschi in cui Massimo Sebastiani ha nascosto il cadavere di Elisa Pomarelli
I boschi in cui Massimo Sebastiani ha nascosto il cadavere di Elisa Pomarelli

Piacenza, 9 settembre 2019 - Da giorni era finito nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento. Poi l’arresto in flagranza di reato. La Procura di Piacenza ritiene che Silvio Perazzi, padre anziano della ex compagna di Massimo Sebastiani, dopo che le forze dell’ordine avevano effettuato una perquisizione e accertamenti scientifici nella sua abitazione a Costa di Sariano di Gropparello, a poche centinaia di metri da dove è stato trovato sepolto il cadavere di Elisa Pomarelli, abbia aiutato l’operaio 45enne a eludere le ricerche, aiutandolo nella fuga e consentendogli di nascondersi. Ora sono entrambi alle Novate, carcere di Piacenza. Sebastiani collocato nella sezione protetta, mentre il padre della sua ex compagna, no, ma entrambi sono tenuti a vista per il rischio che possano compiere qualche gesto estremo. 

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Ma qual è il legame che unisce Perazzi e Sebastiani, separati da molti anni di età e non esattamente vicini di casa? Di certo, i due si vedevano e si frequentavano spesso. La conferma arriva anche da chi, insieme, li vedeva spesso. "Il sabato prima dell’omicidio erano stati qui, nella mia trattoria – racconta la titolare di un locale di Vigolo Marchese, dove Perazzi aveva un’altra casa –. Erano stati a cena, come tante altre volte era capitato. Erano sempre insieme quei due".

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In paese, c’è chi sostiene di aver visto "Perazzi teso e preoccupato negli ultimi giorni. Non era il solito Silvio. Si vedeva che qualcosa non andava. Era strano". Sebastiani operaio. Perazzi panettiere. A tenerli insieme l’interesse comune per i boschi e la campagna. Spesso i loro discorsi prendevano la direzione dell’agricoltura. Così, tra l’operaio 45enne e Perazzi i rapporti non si erano interrotti nemmeno dopo la fine della relazione di Sebastiani con la figlia dell’amico. A Costa di Sariano, nella villetta di campagna di Perazzi, il 45enne si era presentato anche alle 15.30 della domenica della scomparsa per "un veloce bicchiere di vino", come aveva raccontato lo stesso Perazzi ai carabinieri. Ma poi se n’era andato, pare, stando agli inquirenti, senza aver detto nulla dell’omicidio e vagando per giorni nei boschi che conosceva bene, nutrendosi di frutta e dormendo all’addiaccio. Quasi quotidianamente, però, andava da Elisa, la vegliava, dormiva accanto a lei, tenendole la mano come se non accettasse la morte che lui stesso le aveva provocato. 

Poi la svolta: Massimo capisce di essere braccato. Ha fame, è stanco. E chiede aiuto a Silvio. Passa gli ultimi 4 o 5 giorni nascosto nella casa dell’amico. Fino al giorno dell’arresto. Restano però diverse domande ancora senza risposta. Perazzi sapeva dell’omicidio? Se sì, quando gli è stato comunicato? Ha aiutato Sebastiani a occultare il cadavere o semplicemente gli ha fornito aiuto per la latitanza? Perché lo ha aiutato? Perché non lo ha mai denunciato? L’anziano finora non ha parlato, mentre Sebastiani avrebbe invece negato di essere stato aiutato nell’occultamento del cadavere. Il mistero su un’amicizia con tanti punti da chiarire, però resta.