Coronavirus e stadi, spettatori alla partita Juve-Samp (Ansa)
Coronavirus e stadi, spettatori alla partita Juve-Samp (Ansa)

Roma, 25 settembre 2020 - Quello della riapertura degli stadi dopo la lunga pausa forzata causa Coronavirus è un tema che fa discutere. Dalla proposta delle Regioni (spettatori con mascherine, misurazione della temperatura in ingresso, posti assegnati e limite massimo del 25% della capienza dell'impianto), si sfila la Regione Lazio, con il governatore Nicola Zingaretti che spiega: "con il 25% si creerebbero assembramenti che possono raggiungere il numero di migliaia di persone". 

In effetti, visti gli aumenti dei casi anche in Italia (ieri altri 1.786, e 10 morti), per non parlare di Francia e Spagna, le Regioni - sempre in ordine sparso - corrono ai ripari: in Campania deciso l'obbligo di mascherina all'aperto, e anche il Lazio valuta l'ipotesi se il trend di casi dovesse aumentare. Obbligo di protezioni anche nel centro storico di Genova e al Porto antico, così come a Foggia. 

Il Governo stenta a dare una linea. Per il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri - che già due giorni fa aveva 'aperto' agli stadi con pubblico - una riapertura controllata è fattibile (anche se non parla più del 25% della capienza), mentre la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa è molto più prudente: "Prima vediamo l'impatto della riapertura delle scuole". Nella dispota entra anche Matteo Salvini: "Sì, riaprirei in sicurezza gli stadi. Mi sembra ragionevole fare entrare il 25%", dice il leader della Lega a Radio 24.

Intanto l'Oms, dopo aver fatto i complimenti all'Italia sulla gestione del Coronavirus, lancia l'allarme: "Non possiamo permetterci riaperture", mentre il presidente Css Locatelli avverte: troppo rischio, serve cautela.

Locatelli: serve cautela

"Il mio parere da un punto di vista squisitamente medico è che è indubbio che la riapertura degli stadi presenta delle situazioni e delle connotazioni di criticità e di potenziale rischio che non possono essere sottovalutate. È una situazione complessa che credo meriti attenzione nella valutazione e credo anche significativa cautela, in una fase in cui abbiamo proceduto con la riapertura delle scuole che era la priorità del Paese", afferma Franco Locatelli, presidente del Css e componente del Cts. "Dobbiamo essere un po' più cauti su un aspetto che è certamente importante nella vita sociale di tante persone che sono appassionate di calcio - ha sottolineato - ma che non è così imprescindibile come invece è la scuola. Quindi, personalmente andrei particolarmente cauto".
La cautela è necessaria "anche perché - ha spiegato - vengono ad essere coinvolte pure altre situazioni sia in termini di trasporto, perché evidentemente incrementare di molto il numero delle persone che vanno allo stadio vuol dire anche affollare potenzialmente mezzi pubblici, sia che pertengono ai percorsi di entrata e uscita dagli stadi". "Naturalmente ne riparleremo, ma in generale la mia linea di principio è che le decisioni spettano a chi ha il compito e il mandato istituzionale per prenderle, ovvero - ha concluso - ai ministri competenti, piuttosto che in un dialogo con i presidenti delle giunte regionali".

L'Oms: no riapertura

"Non credo che possiamo permetterci altre aperture poco gestibili come nel caso degli stadi. Capisco sia necessario tornare alla normalità quanto prima ma la cautela è d'obbligo. Sarà comunque necessaria una disciplina molto rigorosa da parte dei tifosi", dice dal canto suo il direttore aggiunto dell'Oms Ranieri Guerra, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. "Vedremo una risalita dei contagi - ha sottolineato Guerra - soprattutto con la riapertura delle scuole. La prima settimana di ottobre sarà la prova vera e decisiva su cosa sta succedendo ma quello che mi preoccupa di più è il fatto che poi ci sarà un ulteriore periodo di incubazione per capire se la trasmissione del virus a livello delle famiglie può aumentare".

Zampa: ministero contrario

"Il ministero della Salute è contrario alla riapertura degli stadi" al 25% della capienza come proposto dalla conferenza delle Regioni, "prima bisogna vedere l'impatto sulla riapertura delle scuole e dopo si potrà aprire una riflessione sugli stadi", avverte la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa intervenendo a Radio 24. "Se le Regioni decidono di riaprire stadi - aggiunge- ci troveremmo nella stessa situazione che si è creata con le discoteche quando poi il ministro visto il disastro ha dovuto imporre chiusura".

Sileri: apertura stadi fattibile

Se si aprono gli stadi a "mille persone, faccio fatica a pensare che queste mille persone con le mascherine e distantissime fra loro, possano contagiarsi. Una riapertura controllata degli stadi, secondo me, è fattibile: certo parametrata al numero dei contagi che vediamo settimanalmente. Se rimangono stabili, man mano si potranno aumentare gli spettatori a 2mila e così via. Se invece assistiamo a una circolazione del virus troppo alta, non potremo permetterci il lusso di riaprire gli stadi", afferma dal canto suo  il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ospite dell''Italia si è desta' su Radio Cusano Campus.  Sileri è, dunque, per una "apertura controllata, graduale, in sicurezza, con regole ferree, ad esempio niente baci e abbracci".