Chi va in montagna sa che arrivare in cima procura entusiasmo e una fitta al cuore: non è la fine dell’impresa, dopo tanta fatica bisogna scendere. Più o meno siamo lì. I dati confortanti sull’epidemia ci dicono che un minimo di ottimismo adesso è consentito. La luce in fondo al tunnel, il countdown del lockdown. E poi la libertà. Dal virus, dalle postille di un inverno che resiste solo negli angoli bui della case mentre fuori fiorisce aprile. E’ straordinario passare dallo stato di ottundimento in cui nessuno sapeva dire quando e come a questa fiduciosa apertura.

Appunto come quando in montagna la guida allenta i lacci dello scarpone facendo capire che manca solo un piccolo stacco. Da lassù il panorama è bellissimo. E i rischi di un imbruttimento peggiore di prima altissimi. 
Tira vento, le vesciche fanno male. Il ritorno, per forza di cose, sarà lungo quanto l’andata. Interpretando con serenità le intenzioni di chi guida la battaglia sembra di capire che, giorno più giorno meno, ne avremo ancora per un mese. Cioè dobbiamo percorrere al contrario la stessa strada che ci ha portati a questo punto ma con uno stato psicologico diverso.

Il percorso è sembrato eterno se l’eternità è davvero un non tempo senza inizio e senza fine. Però a suo modo emozionante per chi non ha dovuto piangere ammalati e morti. Sono successe cose incredibili e d’altra parte non è successo niente. Era tutto nuovo. 
Che film ragazzi, da raccontare per generazioni. Quando è che cantavamo sui balconi? Lo abbiamo fatto davvero o è stato un sogno come l’euforia di essere protagonisti di fatti grandi e indicibili? Questo nel primo tratto di salita. Poi piano piano ci siamo ritirati. Siamo stati assorbiti dalle settimane con quattro mercoledì, dal guinzaglio sempre più stretto. Ora su questa cima magnifica approdiamo spettinati e con l’affronto di una condizione meteorologica irripetibile. 
La primavera è arrivata e con un’ostentazione senza precedenti, luminosa da fare male.

Quando ci ricapita una Pasqua così? E il 25 aprile, il primo maggio: chi ce li ridà indietro? Gente, niente da fare: tocca andare avanti. 
E se alla fine del tunnel comincerà a piovere sarà bello lo stesso.