Dunque i francesi si accalcano alle stazioni per scappare da Parigi prima che scatti il coprifuoco nemmeno fossero dei siciliani qualunque, gli americani assaltano i supermercati e fanno incetta di generi alimentari come accaduto a Codogno il mese scorso, le Borse di mezzo mondo si fanno prendere dal panico come a Milano venti giorni fa, in moltissimi aeroporti  si mettono in fila, tedeschi, inglesi, americani ansiosi di tornare in patria.

Per non parlare del calcio, che da qualche giorno è ormai stato chiuso ovunque. Ieri ha sospeso il campionato anche la Russia, lo stato europeo con più abitanti ma guarda caso meno casi di Coronavirus. Quando tre settimane fa la Juve andò a giocare a Lione davanti ai tifosi francesi presenti sugli spalti mentre il campionato italiano era già quasi fermo, l’Europa del calcio rise su di noi.

Ogni giorno che passa assistiamo in sostanza a una piccola rivincita, verso chi dall’estero aveva guardato con sufficienza alle misure italiane, o anche ai comportamenti di tanti italiani, e adesso non fa altro che copiarli o vederli replicare tali e quali da una popolazione impaurita e a volte pure incredula. Sarebbe divertente chiedere ai dirigenti di Canal+ che cosa pensano ora sul video della pizza Coronavirus mandato in onda a inizio marzo, o riascoltare le tante attestazioni di pelosa e finta-solidarietà elargite da mezzo mondo col sorrisetto sotto i baffi e la scritta in sovrimpressione "italiani, siete i soliti pasticcioni". Per carità, in tempi come questi c’è poco da esultare, ma ancora una volta ci confermiamo oggetto di scherno generale basato sul pregiudizio, salvo poi scoprire che in certi casi siamo essere migliori di come pensiamo di essere, o di come gli altri ci credono. Migliori o uguali, in ogni caso non peggiori. In fondo è già un risultato.