Salvini fuori da Palazzo Chigi (LaPresse)
Salvini fuori da Palazzo Chigi (LaPresse)

Roma, 23 aprile 2019 - Una guerra di nervi su due fronti, Salva-Roma e caso Siri. E il governo che, ancora una volta, si spacca. In una giornata di botta e risposta nella maggioranza, il Consiglio dei ministri sul decreto Crescita sembra proprio non sciogliere le tensioni. La riunione del governo, iniziata dopo le 19, si è conclusa in nottata dopo un dibattito infuocato. Con un'approvazione parziale del provvedimento sul debito della Capitale voluto dal Movimento 5 Stelle e al centro di un braccio di ferro con il Carroccio.

OK A STRALCIO PARZIALE - Salvini festeggia: "Sono stati stralciati i commi 2,3,4,5 e 6 della norma salva Raggi, la Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco". Ma anche i penstastellati vedono il bicchiere mezzo pieno. Il Salva Roma "è stata approvato a metà. Il Cdm ha dato via libera ai commi 1 e 7 della norma, sugli altri deciderà il Parlamento". Per l'ala del governo a 5 Stelle "è un punto di partenza, siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani".

SALVINI ANNUNCIA LO STRALCIO: IRA DI CONTE - Al tavolo Salvini arriva puntuale con tutti i ministri leghisti, mentre il principale interlocutore, Luigi Di Maio si fa vedere a Palazzo Chigi con quasi due ore di ritardo. A Cdm appena cominciato, il vicepremier leghista annuncia ai giornalisti. "Il Salva-Roma viene stralciato dal decreto, andrà in un provvedimento ad hoc che riguarderà tutti i comuni in difficoltà". E a chi gli chiede se la decisione è stata concordata con Di Maio, lui replica: "Le cose si concordano con i presenti". Ma fonti del governo pentastellate smentiscono subito: "Il decreto Crescita non è ancora stato discusso" in Cdm, "dunque non si è potuto stralciare nulla, meno che meno il salva Roma". 

image

Da Palazzo Chigi arrivano notizie di un confronto molto teso. La 'fuga in avanti' Salvini ha irritato anche Giuseppe Conte, tanto che nella stanza sarebbero volate parole dure: "Non siamo qui a fare i tuoi passacarte", avrebbe detto Conte chiedendo al vicepremier "rispetto" per i ministri. 

image

SALVA-ROMA, GUERRA DI DICHIARAZIONI - Matteo Salvini non ha mollato di un centimetro: "Regali a qualcuno non ne facciamo - diceva questa mattina al Giornale Radio Rai su Radio 1 -. Non ci può essere un intervento salva-Raggi quando ci sono tanti comuni italiani in difficoltà e che hanno bisogno". Il punto è:  "O si aiutano tutti oppure non ci sono cittadini di serie A o di serie B, così come non ci sono sindaci di Serie A e di Serie B". 

"Cosa penso del muro della Lega su Roma? Nulla, trovo grave che per fare campagna si colpisca la capitale lanciando slogan su un provvedimento a costo zero - commentava in giornata Luigi Di Maio - E' probabile che Salvini non abbia compreso la natura della misura, visto che punta a non far pagare più non solo ai romani gli interessi su un debito vecchio di 20 anni alle banche, ma anche a tutti gli italiani considerato che i 300 milioni il governo Berlusconi li prese nel 2008 dalla fiscalità generale". Di Maio si era detto intenzionato a spiegare "io stesso tutto questo a Salvini e sono sicuro che troveremo una soluzione".

Intanto il sottosegretario grillino Manlio di Stefano su Facebook attaccava: "Prima gli italiani, prima il Nord o prima i comuni dove governa la Lega e chi se ne frega degli altri cittadini?. È questa la domanda cui deve rispondere Matteo Salvini, perché pensare di punire tre milioni di romani per stupidi giochi politici è da irresponsabili". 

Fonti del Movimento 5 Stelle hanno fatto poi notare che Salvini era in Parlamento mentre la Lega votava a favore "dell'unico vero Salva-Roma" varato dal governo di centrodestra nel 2008. "Si è forse pentito, oppure sta semplicemente montando una polemica ad arte sulla pelle dei cittadini, solo per nascondere il caso Siri?", si chiedono le stesse fonti.