Governo, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)
Governo, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)

Roma, 23 aprile 2019 - La parte del leone spetta a Roma che ha 12 miliardi di debiti: una cifra superiore ai disavanzi di tutte le altre 14 città metropolitane italiane. Fra queste, le situazioni più gravi sono quelle di Catania e di Napoli. Ma anche altre città non se la passano bene: a Torino il debito (3 miliardi) è del 300% superiore alle entrate, va male anche a Reggio Calabria e a Genova. Secondo gli ultimi dati del Mef, la riduzione dello stock di debito delle aree metropolitane in cinque anni è stata di appena 1,5 miliardi. 
Nel complesso i debiti delle amministrazioni periferiche superano i 121 miliardi. Poco più della metà (64,4 miliardi) fa capo alle Regioni, 7,6 miliardi alle Province, 50 miliardi ai Comuni.

Schede a cura di ANTONIO TROISE

TORINO IN ROSSO, MA PRIMI SEGNALI POSITIVI - Il piano di rientro dal debito ha ottenuto il via libera dal Collegio dei revisori contabili del Comune solo qualche settimana fa. E la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha potuto tirare un respiro di sollievo. Dopo Roma e Milano, quello del capoluogo piemontese resta, comunque, il terzo debito più alto fra le aree metropolitane italiane, con un’esposizione arrivata, negli ultimi anni, a sfiorare quota 3,5 miliardi di euro. Una situazione ereditata dal passato e alimentata anche dalla gestione dell’ex sindaco Pd Fassino, contro il quale si sono concentrate le critiche del M5s. Immediata la difesa dell’ex primo cittadino: i debiti, infatti, sarebbero stati alimentati soprattutto dagli investimenti in infrastrutture e non dalla spesa corrente, senza considerare che negli ultimi anni il debito era calato. Fra il 2016 e il 2017, in effetti, pur restando a livello record, è calato a 3 miliardi di euro.

MILANO, DEBITI SOTTO CONTROLLO - Sulla carta Milano è il Comune più indebitato, dopo Roma. Ma le differenze, rispetto alla Capitale, sono notevoli. In primo luogo, dal 2015 al 2017 il debito si è ridotto di oltre 500 milioni di euro, attestandosi a quota 4 miliardi. E, nei prossimi due anni, il livello d’indebitamento dovrebbe scendere a 3,5 miliardi. Insomma, anche se elevato, il debito milanese non comporta alcun rischio di dissesto finanziario. Infatti tutto è in rapporto alla capacità fiscale dei contribuenti e alla sostenibilità del deficit e delle spese correnti. Da questo punto di vista, il bilancio 2018 ha registrato un incremento delle entrate tributarie di 5 milioni di euro e un calo della spesa corrente di 100 milioni. A tutto questo si aggiunge il buon risultato sul fronte del recupero dell’evasione e il calo delle rate per i mutui, grazie alla rinegoziazione dei tassi di interesse e la valorizzazione del patrimonio della città. 

NAPOLI SULL'ORLO DEL CRAC RINGRAZIA IL MILLEPROROGHE - Già nel 2013 ha evitato la dichiarazione di dissesto grazie a una norma che aveva di fatto consentito all’amministrazione di spalmare su più anni il debito accumulato. Poi, però, le cose sono cambiate tanto che la gestione del debito è diventata quasi insostenibile. Con tanto di protesta formale davanti a Palazzo Chigi da parte del sindaco de Magistris. Al 31 dicembre 2017, il Comune di Napoli ha accumulato debiti per 2,6 miliardi di euro. Il debito finanziario vero e proprio (mutui e obbligazioni) si attesta su 1,3 miliardi. A cui va aggiunta l’anticipazione di liquidità da parte del governo (1,3 miliardi) e i 181 milioni del cosiddetto ‘Fondo di Rotazione’. A salvare Napoli dal rischio di default c’è stato un emendamento al decreto Milleproroghe: avrà più tempo per mettersi in regola. In ogni caso, secondo gli ultimi dati, il disavanzo peserà per 1.763 euro a residente fino al 2044, con rate medie di 90 milioni di euro ogni dodici mesi.

CATANIA IN DISSESTO, ORA SPERA IN UN SALVATAGGIO - A dichiarare di fatto il fallimento del Comune etneo è stata, nell’estate scorsa, la Corte dei Conti. Che ha trovato un buco di 1,6 miliardi di euro, un debito insostenibile. Il sindaco di centrodestra, Salvo Pogliese, ha già deliberato lo stato di dissesto. Il debito cittadino sarà gestito separatamente dal bilancio comunale ordinario da parte di un organo straordinario di liquidazione nominato dal Presidente della Repubblica. L’attività del sindaco e del consiglio comunale proseguirà – al di là degli accertamenti sulle responsabilità penali – in modo fortemente limitato: assunzioni bloccate, lavoratori con contratti a tempo determinato a rischio licenziamento o mancato rinnovo del contratto, imposte locali ai massimi. Le speranze, al netto del decreto crescita, sono riposte in un provvedimento d’urgenza della Regione Sicilia, con una nuova iniezione di fondi.