Bruxelles, 18 ottobre 2018 - Sul 'giallo' della pace fiscale  (il testo del decreto è stato "manipolato prima che arrivasse al Colle", accusava ieri Di Maio) si consuma una giornata di scontri a distanza tra i leader del governo gialloverde. Tensioni che rischiano di minare l'impianto di una manovra sulla quale, oggi, arriva il primo richiamo dell'Europa e si abbatte la conseguente reazione dei mercati, con lo spread arriva a 327.

Così è Conte a tentare di tenere insieme l'esecutivo. Tra 5 Stelle e Lega non c'è "nessuna frattura", assicura il premier, per poi aggiungere: "Venerdì sarò a Roma, lo controllerò articolo per articolo e andrà al presidente". Ma la lite a distanza tra Salvini e Di Maio continua, tanto che dal vertice europeo Conte è costretto a fare la voce grossa e a indire un consiglio dei ministri per sabato mattina. Ma Salvini si dichiara indisponibile, e dietro a lui si accodano tutti gli esponenti del Carroccio, pronti a boicottare il consiglio dei ministri. Solo in serata il ministro dell'Interno ci ripensa: "Se serve che Salvini ci sia, Salvini ci sarà", dice parlando in terza persona.

Di Maio invece andrà volentieri all'incontro, perché "serve un chiarimento politico". 

"Il premier sono io, decido io", tiene il punto Conte davanti ai capricci del vicepremier leghista. Ma ben informati lo descrivono furente nei confronti dei due vice, fino al punto di mettere sul tavolo la minaccia delle dimissioni (cosa poi smentita da fonti di Palazzo Chigi). Conte sente Di Maio e Giancarlo Giorgetti, luogotenente di Salvini (con cui scambia qualche sms), intimando loro di chiarirsi. Ma accuse, veleni, dossier incrociati sono una fiumana inarrestabile.

Per tutta la giornata la Lega digerisce malissimo l'uscita televisiva di Di Maio.  Salvini, che  riduce a tutto a un "equivoco", un punto fermo lo tiene: "il decreto è quello e quello resta, non possiamo approvarlo e modificarlo il giorno dopo". Conferma la linea il sottosegretario all'Economia del Carroccio Massimo Garavaglia: cosa c'era scritto nel provvedimento "lo sapevano tutti". 

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CASTELLI: PROBLEMA POLITICO CON LEGA - Ma M5S non molla. Laura Castelli: "Prima del Consiglio dei ministri c'è stato un tavolo politico in cui l'accordo raggiunto prevedeva nessun condono penale e niente scudo fiscale sui capitali esteri. Adesso Garavaglia e la Lega ci dicono che approvano una norma che introduce condoni penali e scudi fiscali per capitali all'estero? Allora c'è un problema politico", incalza la sottosegretaria all'Economia interpellata alla Camera, mentre Riccardo Fraccaro se la prende con i tecnici. "Sappiamo che i ministeri e gli uffici sono spesso legati a partiti che hanno governato negli ultimi anni  - dice il ministro per i rapporti col Parlamento - a volte ci troviamo delle norme infilate nei testi senza che Lega e 5 Stelle le avessero concordate".

DI MAIO - Quanto al vicepremier pentastellato, è fermo sulla posizione tenuta ieri nel salotto di Vespa: "Il M5s non voterà un dl fiscale che è un salvacondotto per i furbi, per gli evasori che fanno riciclaggio e autoriciclaggio. Non possiamo rendere immuni i furbi, non possiamo votare un condono che crea uno scudo penale per chi evade. E crediamo che non lo vogliano neppure gli elettori della Lega".

Poi ammette: "Adesso il tema è politico e ha bisogno di un chiarimento politico. Quindi la sede giusta è il consiglio dei ministri, ma possiamo fare anche un vertice prima". E in serata spiega: "L'irrigidimento di queste ore va risolto. Sono contento che il premier Conte abbia convocato una riunione. Con Salvini possiamo continuare a risponderci a mezzo stampa per sempre, ma spero che possa rinunciare a qualche appuntamento e risolvere questa questione".

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LE GIRAVOLTE DI SALVINI - L'idea del "cdm bis" o di un vertice a tre con Di Maio non piace al vicepremier leghista: "Domani inizio a Cles la mattina e finisco a Trento a tarda notte. Sabato mattina sono a Cernobbio. Domenica ho il derby, entro in clima derby e non posso occuparmi di altro...". 

Salvini si diverte anche a scherzare paragonando la 'manina' denunciata da Di Maio e sulla sua mano rotta: "sono caduto io mentre correvo ai Fori imperiali come un fesso... Non è la manina con cui si correggono i decreti di notte, no no. Anche perché io sono destro quindi con la sinistra non riesco a correggere nulla". Sul dato politico, accusa in sostanza i 5 stelle: "Che ne so io della manina... Io quando firmo un contratto o approvo un decreto lo mantengo ma non è che possiamo ricominciare tutto daccapo. Non ci sono regie occulte, invasioni degli alieni o scie chimiche...", aggiunge. Di Maio chiede di cambiare? "In Consiglio dei ministri c'eran tutti, eh. Mica c'ero solo io...".

Pur di non andare al consiglio dei ministri spiega: "Io sabato ho l'appuntamento con la Coldiretti e soprattutto con i miei figli. Il Paese è importante ma sono importanti anche i figli. Chiamerò Conte perché apprezzo il lavoro che sta facendo". 

Solo in tarda serata cambia registro, cede e promette di andare al Cdm. Anzi fa il brillante  a 'Viva l'Italia' su Rete5: "Se c'era qualche problema bastava dirlo: gli ultimi che volevo aiutare erano i malfattori. Molto semplicemente ci sono italiani che hanno fatto la dichiarazione ma sono ostaggi di una cartella", spiega. Non rinuncia a una stoccata, ma bonaria: "Se hanno cambiato idea i Cinque Stelle lo dicano e ci ragioniamo, ma io - aggiunge - mantengo i patti. Non siamo all'alba di crisi di governo, ci sono tante cose da fare".

CONTE FA LA VOCE GROSSA - Il premier, che da Bruxelles si affanna ad assicurare che non ci sono fratture tra Lega e M5S, quando si accorge che le cose si stanno incartando alza la voce: "Sabato ci sarà un Consiglio dei ministri, ho convocato il vertice per diradare qualche dubbio politico sorto e al cdm porterò il risultato delle verifiche in piena trasparenza", assicura. 
E sul 'niet' di Salvini il premier alza la voce: "Il Cdm si svolgerà, l'ho convocato io. Il premier sono io, decido io che si svolga un Cdm - dice - Se ci sarà Salvini al Cdm di sabato non lo so, perché c'è anche la campagna elettorale al Nord".

Conte rigetta poi l'ipotesi di una crisi di governo: "è una prospettiva futuribile, improbabile e se ci fosse una crisi in questa vicenda non dimostreremmo né passione né responsabilità".

LE OPPOSIZIONI - Di crisi di governo parlano chiaramente le opposizioni, con il Pd che chiede che l'esecutivo riferisca in Parlamento. "Dobbiamo sgomberare il campo da questa farsa e vedere cosa sta accadendo realmente: sul decreto fiscale si sta consumando un duro scontro tra Salvini e Di Maio. La prima vera crisi di governo", sostiene Pietro Grasso (Leu). "Credo che l'esperienza teatrale drammatica di governo Lega-5stelle possa chiudersi qui", sentenzia Fabio Rampelli (FdI). "Senza una marcia indietro e un compromesso con la Ue questa manovra ci porta contro un muro. Qualcuno al Governo se ne rende conto, o sono tutti troppo presi da manine, complotti e bisticci?", chiede Paolo Gentiloni.

Interviene anche Silvio Berlusconi: "SIamo alle comiche, è molto doloroso assistere a questo teatrino, questo è un governo innaturale - ha affermato in un comizio a Trento in appoggio al candidato presidente della Lega, Fugatti - E' molto brutta l'immagine che stiamo dando in Europa oggi e anche negli scontri precedenti".  Sul giallo della manina, l'ex premier sta con la Lega: "Nessuno ha cambiato nulla nel testo, ma i signori dei 5Stelle, minorati come sono, lo hanno letto in Cdm e non hanno capito niente".

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