Con la pubblicazione di I figli dello zio Tom (1938) e Ragazzo negro (1945), lo scrittore statunitense Richard Wright (1906-1960) divenne un autore di bestseller e un antesignano delle denunce delle relazioni razziali in America alla metà del XX secolo. Ma oggi, a oltre 60 anni dalla morte, si è scoperto che, nonostante il suo successo, fu impedito a Wright – nipote di...

Con la pubblicazione di I figli dello zio Tom (1938) e Ragazzo negro (1945), lo scrittore statunitense Richard Wright (1906-1960) divenne un autore di bestseller e un antesignano delle denunce delle relazioni razziali in America alla metà del XX secolo. Ma oggi, a oltre 60 anni dalla morte, si è scoperto che, nonostante il suo successo, fu impedito a Wright – nipote di ex schiavi, nato in una piantagione nella Contea di Adams, Mississippi – di pubblicare un altro libro, per lui il più importante di tutti: fu rifiutato dal suo editore, che lo ritenne “sovversivo”, dal momento che descriveva la violenza della polizia contro gli afroamericani.

Il 20 aprile a rimediare all’ingiustizia sarà la Library of America, che darà alle stampe The man who lived underground, scritto tra il luglio del 1941 e l’inizio del 1942. Questo romanzo, che sua figlia Julia Wright ha portato alla luce tra i manoscritti della Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University, racconta la storia di Fred Daniels, un uomo di colore incastrato per un duplice omicidio che non ha commesso.

Daniels viene arrestato una sera d’estate mentre torna a casa dal lavoro dalla moglie incinta dopo aver ricevuto il suo stipendio settimanale. Viene preso in custodia e torturato da agenti di polizia bianchi. Riuscito a scappare, fugge attraverso la rete fognaria sotterranea della città. Ciò che vive sottoterra diventa una metafora di un viaggio nel cuore dell’oscurità americana; eppure è lì che Daniels alla fine trova una sorta di illuminazione. Si rende conto che le azioni che intraprende sono una scelta libera e consapevole, per quanto straziante possa essere il risultato.

Wright considerava The man who lived underground il suo lavoro migliore ma la sua rappresentazione della brutalità della polizia era così vivida che il suo editore fu fortemente preoccupato e rifiutò il romanzo.