di Eva Desiderio

Stupore, meraviglia, ammirazione. È la sindrome di Stendhal dell’Haute Couture che si è manifestata tra alcuni adepti della bellezza ieri sera alle Gaggiandre, nell’Arsenale di Venezia, uno dei luoghi espositivi della Biennale, per l’epocale defilè autunno-inverno 2021-2022 di Valentino Des Ateliers, esperienza di somma cultura contemporanea e sublime manifattura di taglio-cucito-ricamo, progettata da Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison Valentino di cui Jacopo Venturini è Ceo. Sotto le tettoie che custodiscono il molo opera di Jacopo Sansovino, il sogno dell’alta moda si è trasformato in una esplorazione del panorama di 17 artisti mondiali che hanno ispirato una collezione di 84 pezzi, di cui 22 capolavori d’arte senza misura, in un omaggio a Venezia, città scelta "perché – dice Piccioli – genera vibrazioni su arte, teatro, musica, architettura, cinema e ciò che è creatività". Ed era dagli anni di John Galliano da Dior che non si provava un’emozione così grande e perfetta. Kant detta la linea: "l’Arte deve bastare a se stessa" e il pubblico applaude. Tutti vestiti di bianco, come tele d’artista sui cavalletti.

Così, per la prima volta, gli artisti si fondono con la famiglia dell’atelier romano di Valentino da dove nascono i capolavori che hanno sfilato sulla voce della cantante britannica Cosima. L’arte esplode con le opere di Joel S.Allen, Anastasia Bay, Benni Bosetto, Katrin Bremermann, Guglielmo Castelli, Maurizio Cilli, Danilo Correale, Luca Coser, Jamie Nares,Francis Offman, Andrea Respino, Wu Rui, Sofia Silva, Alessandro Teoldi, Patricia Trebisonda, Malte Zenses, con Kerstin Bratsch, chiamati da Piccioli e dal curatore Gianluigi Ricuperati.

"La Moda non è arte – spiazza tutti Piccioli – perché quest’ultima basta a se stessa, mentre la prima ha uno scopo, una funzione, un utilizzo. In questa collezione Valentino Des Ateliers c’è stato invece ascolto reciproco, con entusiasmo e di rispetto". Riflessione che Pierpaolo ha iniziato mesi fa, ai tempi del lockdown, quando era quasi impossibile confrontarsi. "Una sfida, mia e delle persone dell’Atelier, ma anche per i pittori. Non ho voluto piazzare banalmente dei quadri sui vestiti – illustra Piccioli – qui c’è un ping pong creativo e ispirante. E i 22 pezzi d’arte sono integrati nella più vasta collezione alta moda per uomo e donna". Così sul mantello Couture l’opera di Andrea Respino diventa tromp l’oeil con 150 tessuti intarsiati e altrettanti colori, la tuta racconta il sentire di Francis Offman, artista ruandese che vive a Bologna, Sofia Silva crea e distrugge il tailleur quasi formale, Benny Bosetto rilegge le tematiche femministe in un affresco di ricamo a filo e intarsi neri.

Sul vestito da ballo con tutti i rossi Valentino si intrecciano gli abbracci di intimità di Alessandro Teoldi, fino all’esplosione finale di sentimenti che procura l’abito e il mantello a tutta femminilità, bianco con immensi intarsi a onde verticali color rubino ispirato al genio di Jamie Nares che prima si chiamava James ed ora è orgogliosamente in trasformazione al femminile. "Una cappa da opera – chiude Piccioli – che crea intimità e bellezza, perché la moda può essere un linguaggio diverso. Io racconto un mondo fatto di persone, non di generi, persone che condividono lo stesso guardaroba, per lei e per lui, come una foto di come sarà il mondo del futuro. Partendo qui da Venezia possa guidare questo cambiamento con la moda".