Il suo affaccio da Ponte Vecchio è di una bellezza da togliere il fiato. Anche per questo il Corridoio vasariano è uno dei luoghi più ambiti da chi ama l’arte, da vip, capi di Stato e imperatori, come le Altezze Imperiali del Giappone che lo hanno visitato nel 2016 (foto). Proprio quell’anno il Vasariano venne però chiuso per problemi di...

Il suo affaccio da Ponte Vecchio è di una bellezza da togliere il fiato. Anche per questo il Corridoio vasariano è uno dei luoghi più ambiti da chi ama l’arte, da vip, capi di Stato e imperatori, come le Altezze Imperiali del Giappone che lo hanno visitato nel 2016 (foto). Proprio quell’anno il Vasariano venne però chiuso per problemi di agibilità. Dopo una lunghissima pausa e tante proteste l’itinerario del Principe riaprirà al pubblico: "Nell’autunno del 2022 tornerà alla luce e sarà diverso, molto più luminoso e molto più vasariano", assicura Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, protagonista ieri di un forum Ansa.

Impossibile non porre questioni sul futuro del camminamento edificato nel 1565, in tempo per il matrimonio del figlio di Cosimo, Francesco, con Giovanna d’Austria.

Un corridoio aereo lungo 760 metri, progettato per consentire ai Granduchi di muoversi in sicurezza dalla loro residenza privata di Palazzo Pitti alla sede del governo, in Palazzo Vecchio.

Il secondo ed ultimo Duca della Repubblica Fiorentina ne affidò il progetto al Vasari, che riuscì nella titanica impresa di completarlo in soli sei mesi, illuminandolo con una sequenza di affacci sulla città, in tutto 72 finestre, che permetteva ai Duchi di catturarne la bellezza e di esercitare il controllo sul loro dominio.

Aperto solo in occasioni speciali dal 1973, con prezzi di visita elevati, il Vasariano ha visto passare da Elton John al principe del Galles. "Mancavano del tutto le uscite di sicurezza e non era accessibile a tutti - ricorda Schmidt - . Il restauro ne cambierà in parte il volto, ripristinandone i caratteri originali. A partire delle finestre che erano state murate, e sostituendo i brutti infissi del dopoguerra".

Letizia Cini