Andrea Martini Chi ha amato gli strambi impiegati del mattatoio e le loro visioni oniriche di “Corpo e anima“ (Orso d’oro a Berlino ’17) non è detto condivida fino in fondo la scelta fatta della regista ungherese Ildikó Enyedi che non ha esitato a tuffarsi nel fluviale romanzo “La storia di mia moglie“ del connazionale Milán Füst. Ambientato nel primo dopoguerra...

Andrea

Martini

Chi ha amato gli strambi impiegati del mattatoio e le loro visioni oniriche di “Corpo e anima“ (Orso d’oro a Berlino ’17) non è detto condivida fino in fondo la scelta fatta della regista ungherese Ildikó Enyedi che non ha esitato a tuffarsi nel fluviale romanzo “La storia di mia moglie“ del connazionale Milán Füst. Ambientato nel primo dopoguerra il film omonimo ha per soggetto l’amore appassionato e ossessivo che l’imponente capitano di lungo corso (Gijs Naber), avido d’avventure, di cibo e di più o meno leciti traffici nutre per la giovane moglie (Léa Seydoux) anima futile, incline al tradimento. Iscritta nel contesto di una società fatta di speculatori, artisti, nobili e impostori – che si muove tra Parigi, Amburgo e Londra – la cronaca di questa irragionevole passione, nutrita di gelosie, stratagemmi, bassezze ma anche di nobili ardori, è resa con sottigliezza e sensibilità. L’inguaribile innamorato non si arrende e ama al di là di ogni ragionevole dubbio ma non sarà questa smodata determinazione a gettare la moglie tra le braccia dell’amante (Louis Garrel)? Niente è nuovo in questa romanzesca vicenda ma Ildikó Enyedisa sa districarsi bene in un genere pericoloso come quello della storia d’amore d’epoca.

Con “Les Olympiades“ Jacques Audiard resta fedele alla sua impronta e alla sua drammaturgia pur cambiando sfondo e tonalità. Nell’omonimo quartiere a maggioranza cinese dell’XIII arrondissement, tutt’altro che disagiato, si muovono tre giovani anime fragili, insicure, impaurite. La cinese del call center ama l’insegnante di colore, riciclatosi in agente immobiliare, che ama la sua collaboratrice, che a sua volta trova l’anima gemella in una ragazza del web. Una melanconica “ronde“, a imprevisto lieto fine, illuminata da un bianco e nero che rafforza il senso di precarietà di destini e sentimenti.