Anche le videochiamate hanno un impatto ambientale
Anche le videochiamate hanno un impatto ambientale

Avete già rinunciato a guardare video in 4K sullo smartphone per evitare inutili emissioni di C02, come consiglia la Royal Society? Il prossimo passo è spegnere la webcam durante le videoconferenze, un piccolo accorgimento utile però a ridurne l'impatto ambientale. Per altro, doppio vantaggio: con la scusa di salvare il pianeta potete evitare che i colleghi vi sbircino in casa. Uno studio della Purdue University ha appunto quantificato la cosiddetta "impronta" delle riunioni in remoto, ampliando lo sguardo non solo a quella di carbonio, ma anche a quelle relative all'acqua e al suolo.


L'impatto ambientale di Zoom e Netflix

Il collegamento fra utilizzo di Internet e impatto ambientale potrebbe sembrarci impalpabile, ma in realtà ogni movimento di dati comporta un consumo di energia e di altre risorse, necessarie per alimentare le infrastrutture della rete. Secondo i calcoli dei ricercatori, un'ora su Zoom o di streaming video produce dai 150 ai 1500 grammi di anidride carbonica e richiede dai 2 ai 12 litri di acqua e una superficie di terra delle dimensioni di un iPad Mini. Lasciando la videocamera spenta l'impatto della chiamata si riduce del 96%; se impostiamo la definizione standard invece di quella alta quando guardiamo un film in streaming su Netflix o servizi simili, l'impatto si riduce dell'86%.

Non ci sono solo le emissioni di CO2

Già prima del notevole aumento di traffico Internet che si è verificato in concomitanza con la pandemia, dovuto tanto all'intrattenimento a casa quanto al lavoro a distanza, l'impronta di carbonio della rete ammontava al 3,7% delle emissioni globali di gas serra. Ma al di là di questo dato, secondo gli autori della ricerca l'impatto in termini di consumo di acqua e suolo finora è stato sottovalutato: "Se ci si focalizza esclusivamente su un solo tipo di impronta", spiega il professor Roshanak Nateghi, "si trascurano gli altri, che permettono invece di ottenere uno sguardo più olistico sull'impatto ambientale".

L'impatto di Internet dopo il Covid-19

A partire dallo scorso marzo l'utilizzo di Internet è cresciuto di oltre il 20% in molti paesi. In base alle stime dello studio, se la tendenza dovesse proseguire con lo stesso ritmo anche nel 2021, servirebbe una foresta di 185mila chilometri quadrati (oltre metà della superficie dell'Italia) per "sequestrare" l'anidride carbonica emessa da questo traffico dati extra. Senza contare il consumo delle altre risorse: acqua pari a 300mila piscine olimpiche e un'estensione di suolo delle dimensioni di Los Angeles.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Resources, Conservation & Recycling.