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Roma, 14 gennaio 2019 - Vincitore l’anno scorso delle Nuove Proposte, Niccolò Moriconi in arte Ultimo è pronto a tornare al Festival di Sanremo (al via il 5 febbraio). E i bookmaker lo danno come il vincitore annunciato.

Il pezzo grazie al quale Baglioni l’ha scelta per tornare a Sanremo ce l’aveva nel cassetto?

"Avevo due o tre brani forti, ma ho proposto I tuoi particolari senza star lì a pensare se era quello che poteva “funzionare” meglio al Festival: evidentemente è piaciuto".

Per lei il 2019 non sarà solo quello del ritorno all’Ariston: l’attende, dopo il tour nei palazzetti a maggio, un concerto allo Stadio Olimpico di Roma, il 4 luglio. Ultimo, ma dove vuole arrivare?

"Ogni traguardo ne nasconde sempre un altro, ma bisogna sognare in grande per avere lo stimolo necessario a raggiungerlo".

Se continua a fare questi risultati non avrà più motivi per avercela col mondo.

"Esauriti gli impegni cercherò di riposarmi, di riflettere e di trovare qualcosa con cui prendermela".

L’album in uscita a primavera s’intitola “Colpa delle favole” e sembra un paradosso visto dove l’hanno portata le sue fantasie di ragazzo.

"Il titolo è nato da un viaggio introspettivo e se la prende con quelle illusioni che, soprattutto nella vita privata, ti fanno sognare, sperare, e poi combattere con una realtà ben diversa".

È il suo terzo album.

"Già, un modo per chiudere il cerchio aperto nel 2017 da Pianeti, basato totalmente sulla fantasia, proseguito poi con Peter Pan e ora con queste nuove canzoni che puntano il dito sulle illusioni, colpevoli di farti vivere un passo avanti rispetto alla realtà. Quando sei costretto a tornare indietro, infatti, è dura".

Qual è, quindi, il passo indietro che teme di più?

"Il dovermi scontrare con qualcosa che va storto. È un po’ il mio spauracchio, il patema che mi si agita davanti qualsiasi cosa faccia… forse perché sono un inguaribile pessimista".

La notte all’Olimpico s’intitolerà “La favola”: a 23 anni lei sarà il più giovane cantante italiano ad esibirsi in uno stadio. Non corre il rischio di non avere più sogni?

"Il rischio c’è, ma io sono così di carattere. E poi tutti questi palasport esauriti non sono il frutto di un’esplosione dovuta a fattori terzi, ma semplicemente alla musica. La verità è che non sono mai sceso a compromessi: incido dischi e faccio concerti. Punto".

Quello dell’Olimpico che spettacolo sarà?

"Data l’unicità dell’evento, vorrei qualcosa che lasciasse il pubblico a bocca aperta. Le mie canzoni vivono d’intimismo, ma io penso che più le situazioni sono grandi e più tu puoi essere piccolo. Prendi il mio dio Vasco; tanto negli stadi che nei palasport porta sempre se stesso. E in certe situazioni a vincere è proprio il contrasto tra l’evento e la quotidianità che riesci a metterci dentro".

A proposito, Vasco ha condiviso la sua “Albachiara” su Instagram. Come c’è rimasto?

"Emozione pazzesca, perché lui è l’artista più grande. Se sono arrivato fin qui, infatti, è anche perché da bambino sognavo di diventare come Vasco, il numero 1. Non il 2 o il 3. Pure all’Olimpico, naturalmente, Albachiara ci sarà". Cosa penserà una volta in scena? "Ai miei amici seduti lì da qualche parte a guardarmi. Sono loro a tenermi con i piedi per terra e ad aprirmi gli occhi sulle cose belle e importanti della vita".