Lunedì 20 Maggio 2024
GUIDO GUIDI GUERRERA
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Poche donne nella scienza: "Ora serve una svolta"

Dal femminismo, all’ambiente ai pochi investimenti nel campo della ricerca. La scienziata Antonella Fioravanti è un’attivista a tutto tondo. Pratese...

Poche donne nella scienza: "Ora serve una svolta"

Poche donne nella scienza: "Ora serve una svolta"

Dal femminismo, all’ambiente ai pochi investimenti nel campo della ricerca. La scienziata Antonella Fioravanti è un’attivista a tutto tondo. Pratese poco più che quarantenne, può vantare un curriculum di ricerche e studi importanti con numerose pubblicazioni sulle più prestigiose riviste del settore.

È stata la prima scienziata straniera cui è stato assegnato il premio dell’Accademia Reale delle Scienze del Belgio, dove vive e lavora, in qualità di più promettente giovane ricercatrice del 2020, e la rivista Fortune Italia l’ha posta nello stesso anno fra i 40 talenti italiani sotto in quarant’anni. Ricercatrice e docente universitaria, dal 2023 è anche presidente della Fondazione Parsec, ente che gestisce il Museo italiano di scienze planetarie, il Centro di scienze naturali e l’Istituto geofisico toscano.

Chi è Antonella Fioravanti?

"La mia maestra mi definiva l’avvocato delle cause perse, io ad oggi mi sento più l’avvocato delle cause dimenticate, perché molte delle mie battaglie le ho vinte. Sono uno scienziato Europeo made in Italy, una donna nella scienza, un’attivista per i diritti delle donne, una divulgatrice scientifica, una mamma. Sono una che non molla mai".

Lei ha raccontato le storie di chi, come lei, è riuscita a ritagliarsi un posto di rilievo.

"Ci sono tante donne favolose nella scienza che hanno rivoluzionato il mondo e continuano a farlo, ma sono ancora troppo poche. Attualmente la percentuale di scienziate è del 33%, ma scende all’11% nelle posizioni di rilievo nella ricerca in Europa. Per non parlare dei vincitori del premio Nobel, che conta solo il 4% di presenze femminili. E il motivo non dipende dal fatto che sono meno portate per le discipline scientifiche, perché i dati oggettivi dimostrano che le ragazze sono più brave dei maschi e finiscono gli studi rispettando le tempistiche. Dopo qualche anno dalla laurea, però, iniziano a diminuire drasticamente in occupazioni Stem, arrivando a un divario salariare uomini/donne molto rilevante".

Quando si è trovata costretta a risolvere problemi concreti legati all’essere donna?

"Da ricercatrice con un contratto a tempo indeterminato, una volta avuta mia figlia ho avuto grossi problemi ad affittare casa perché al tempo eravamo una famiglia monogenitoriale e nonostante la mia stabilità lavorativa ed economica, e anni di affitto pagati senza mai un giorno di ritardo, una volta diventata madre single non ero più considerata una persona affidabile. Ho rischiato di lasciare il Belgio, la ricerca e tutto quello che ne è venuto dopo in seguito a 15 rifiuti come affittuaria. È stato dolorosissimo, umiliante e avvilente".

È noto il suo impegno sociale su temi come disparità di genere e violenza. Quali prospettive intravede?

"Sono una a cui le ingiustizie non piacciono, soprattutto verso i più deboli e i più fragili. Sono una fiera femminista, non per moda ma per necessità. Io stessa come donna e in quanto emigrante sono stata discriminata in tante occasioni. Sono femminista perché sono la mamma di una piccola donna e di un piccolo uomo e voglio per loro un mondo diverso. Quando ho la possibilità di parlare nelle scuole, c’è una cosa che ripeto sempre: “Non posso dirvi che sarà facile, sarebbe una bugia. Ma il mollare davanti ad un ostacolo non elimina l’ostacolo“".

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