di Andrea Spinelli I Nomadi "non sono mai stati di moda" assicura Beppe Carletti sottolineando come nel nuovo album d’inediti Solo esseri umani, in uscita oggi, quella di stare al passo con la musica che gira intorno abbia rappresentato per davvero l’ultima delle sue preoccupazioni. In queste 11 nuove canzoni molto più importante rimanere se stessi, anche a tu per tu con un paio di ospiti molto particolari come Chiara Bertoni in Soffio celeste ed Enzo Iacchetti...

di Andrea Spinelli

I Nomadi "non sono mai stati di moda" assicura Beppe Carletti sottolineando come nel nuovo album d’inediti Solo esseri umani, in uscita oggi, quella di stare al passo con la musica che gira intorno abbia rappresentato per davvero l’ultima delle sue preoccupazioni. In queste 11 nuove canzoni molto più importante rimanere se stessi, anche a tu per tu con un paio di ospiti molto particolari come Chiara Bertoni in Soffio celeste ed Enzo Iacchetti nella stessa Solo esseri umani. O in quella Il segno del fuoriclasse che tratteggia il ricordo di Augusto Daolio.

Quanto anima c’è ancora del “fuoriclasse“ nelle canzoni che scrivete oggi?

"Il “fuoriclasse“ ce lo portiamo sempre dentro... il suo è un “segno“ che non puoi tirare via. Anche perché ti troveresti a fare i conti, giustamente, con la gente. Sono passati 28 anni dal suo addio, ma quando devo scegliere un brano, o un testo, mi domando sempre se “Ago“ lo canterebbe. Se sì, l’incidiamo".

Se la vita è un film, come ricorda il titolo di un vostro album, quello dei Nomadi da chi vi piacerebbe vederlo dirigere?

"Da Pupi Avati. Emiliano pure lui e pure lui musicista. A dirla tutta fra noi c’era stato anche un pourparler, ma poi la cosa s’è arenata. Mi piace molto l’idea, anche perché penso che la nostra storia se lo meriterebbe".

Quale aspetto le piacerebbe focalizzare in particolare?

"Quella coerenza estrema che, a volte, abbiamo pure pagato. Grazie ai pezzi di Guccini siamo stati degli apripista nel mondo della canzone d’autore. Ricordo ancora quando ci bollavano come “comunisti“ e io rispondevo: se essere comunisti significa cantare Dio è morto allora sì, lo siamo. Per quella canzone la Rai ci chiuse le porte e la Radio Vaticana ci aprì i suoi studi; primo gruppo pop a suonare lì. E questa è storia, non chiacchiera o fantasia".

Intanto un attore nel disco l’avete, Iacchetti.

"Enzino è venuto una volta a Novellara al nostro raduno e da quel momento non ci siamo più persi di vista. Da quando abbiamo inciso il pezzo non fa che chiamare per sapere quando iniziano i concerti perché vuol venire a cantarlo".

Le è rimasta un’aspirazione?

"Non saprei cos’altro chiedere, oltre alla salute, ad una vita che m’ha dato tutto. Certo che... se i Rolling Stones si ritirassero diventeremmo forse la band più longeva in attività. Soddisfazione mica da poco".