Giovanni Morandi Venne a trovarmi al giornale una decina d’anni fa per fare una chiacchierata, che avrebbe poi raccolto in un libro dal titolo: “Niente è come prima”. Sergio Barducci, anche lui giornalista, mi chiese un’opinione sulle prospettive dei giovani e io gli dissi due cose, la prima, che dopo aver...

Giovanni

Morandi

Venne a trovarmi al giornale una decina d’anni fa per fare una chiacchierata, che avrebbe poi raccolto in un libro dal titolo: “Niente è come prima”. Sergio Barducci, anche lui giornalista, mi chiese un’opinione sulle prospettive dei giovani e io gli dissi due cose, la prima, che dopo aver rincorso il sogno avventuroso e ottimista di una vita all’estero i giovani stavano tornando in Italia con una certa dose di delusione e, la seconda, che era crescente il timore che ai nostri figli sarebbe stato riservato un avvenire peggiore del nostro. "I nostri genitori avevano fatto sacrifici ma con la certezza che le loro rinunce avrebbero prodotto risultati. Noi invece non abbiamo questa certezza". E aggiunsi: "La vita non è mai stata facile per nessuno e non si vede perché debba esserlo per le nuove generazioni". Ho fatto questa autocitazione solo per riflettere sulla tendenza a guardare con paura al futuro anche quando abbiamo motivo di essere più fiduciosi. Le parole usate allora hanno soprattutto un senso oggi, in questo disastro economico e prim’ancora umano provocato dalla pandemia, stagione, questa sì, in cui ci sono fondati motivi per essere preoccupati. Avevano molto meno senso dieci anni fa quando guardavamo con ansia al rischio di una recessione, un male più temuto che reale.

Per questo è giusto essere fiduciosi, perché la vita in qualunque epoca non è mai facile e il presente è sempre diverso dal passato.

L’errore forse sta proprio in quel titolo, “Niente è come prima” perché niente può mai essere come è stato.