In Giappone i mandarini satsuma sono una varietà pregiata e costosa
In Giappone i mandarini satsuma sono una varietà pregiata e costosa

Quanto siete disposti a spendere per un chilo di mandarini: un paio di euro, magari anche qualcosa in più per una varietà particolarmente succulenta? Spiccioli: in Giappone qualcuno ha appena sborsato un milione di yen – ossia ottomila euro – per una cassetta da venti chili con cento frutti. Facendo i calcoli sono 400 euro al chilo, oppure 80 euro l'uno. Una cifra da capogiro, battuta all'asta che si è tenuta a inizio novembre al mercato centrale all'ingrosso di Tokyo, con in palio la prima produzione stagionale dei mandaranci mikan, o satsuma.

Nel caso specifico si trattava di una varietà considerata fra le più prelibate in Giappone, gli Hinomaru mikan: facili da sbucciare, dolci e ricchi, si sciolgono in bocca. Sono prodotti da soli cento coltivatori in un'area ben precisa del distretto di Nishiuwa, nella prefettura di Ehime. Piccola offerta, grossa domanda, e il prezzo sale di conseguenza come vuole la legge del mercato, anche se siamo ben lontani dal milione di yen di cui sopra: normalmente nei negozi i mikan si trovano intorno ai sei euro al chilo.

In realtà la prima asta dei mikan è un evento molto particolare: ha un valore celebrativo e propiziatorio ed è il momento in cui viene valutata la qualità del nuovo raccolto, indirizzando il mercato del frutto nei prossimi mesi. In aggiunta garantisce visibilità all'acquirente, sebbene in questo momento la sua identità non sia ancora stata rivelata; l'anno scorso ad aggiudicarsi la prima, ambitissima cassetta fu un negozio di alimentari di lusso che la utilizzò per farsi pubblicità. E tuttavia, nonostante la cifra possa sembrarci altissima, impallidisce rispetto a quella da record raggiunta qualche mese fa: a giugno i primi mandarini della varietà obara beniwase furono venduti a 800 euro l'uno.