3 mag 2022

Leopardi inedito: a 16 anni era già infinito

La scoperta di un quadernetto testimonia che il poeta fin da adolescente studiò nei dettagli l’"arguto filosofo" Giuliano l’Apostata

nino
Magazine
Il celebre ritratto di Giacomo Leopardi (1798 – 1837) firmato nel 1820 da Ferrazzi
Il celebre ritratto di Giacomo Leopardi (1798 – 1837) firmato nel 1820 da Ferrazzi
Il celebre ritratto di Giacomo Leopardi (1798 – 1837) firmato nel 1820 da Ferrazzi

di Nino

Femiani

Forse è eccessivo definirla una "scoperta straordinaria", ma di certo il "quadernetto" sottratto all’oblio da due studiosi campani – Marcello Andria, docente a contratto di Storia della bibliografia all’Università di Salerno, e Paola Zito, ordinaria di Discipline del libro e del documento all’Università della Campania "Luigi Vanvitelli" –, apre una finestra sul meraviglioso mondo (ma anche sull’universo "matto e disperatissimo") del Leopardi adolescente. Quel piccolo manoscritto era lì, celato tra le carte dell’eredità leopardiana approdata dopo tante controversie alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Era lì, inosservato e recondito, fino a quando la tenacia e il fiuto dei due studiosi l’ha riportato alla luce, splendente come un fantasmagorico caleidoscopio in grado di restituirci le immagini più asimmetriche del poeta di Recanati. Un inedito del sedicenne Giacomo, datato 1814, riemerso grazie all’acume di Andria e Zito che dal 1986 si occupano del fondo leopardiano che Antonio Ranieri, l’amico napoletano di Giacomo, aveva custodito per mezzo secolo prima di donarlo proprio alla Biblioteca nazionale. Di cosa si tratta e perché questo ritrovamento aggiunge dettagli e grandezza all’immensità del poeta marchigiano?

È un quadernetto formato da quattro mezzi fogli, ripiegati nel mezzo in modo da ottenere otto facciate, recanti una lunga e fitta lista alfabetica di autori antichi e tardo antichi (circa 160 i lemmi), ciascuno dei quali seguito da una serie di riferimenti numerici (oltre 550 nel complesso). A cosa si riferiva quell’elenco? I due studiosi hanno letto e riletto il testo per molto tempo, si sono scervellati fino a quando la sciarada è arrivata a soluzione, squarciando segreti rimasti tali per due secoli.

"A un certo punto, nel testo, abbiamo letto un riferimento a Giuliano l’Apostata che cita se stesso (“Iulianus se ipsum nominat“), e questa annotazione ci ha aperto un mondo – dice Andria – . Quella lista di autori antichi era riferita proprio all’Opera omnia di Giuliano imperatore, nell’edizione di Ezechiel Spanheim, apparsa a Lipsia nel 1696 e custodita nella biblioteca di Recanati ancora oggi. Leopardi è in quella fase della sua vita nel quale approfondisce fortemente la cultura classica, dotato di una curiosità erudita che nel 1813 lo aveva portato ad avviare da autodidatta lo studio del greco. Giacomo appena sedicenne, assiduo frequentatore della biblioteca paterna, realizza un accurato e capillare spoglio dell’Opera omnia di Giuliano l’Apostata che poteva consultare in casa, anche se non sappiamo cosa volesse farne: era solo uno studio oppure immaginava una pubblicazione dedicata a questa figura protagonista della tarda latinità e della tarda grecità?".

Perché tanto interesse per l’Apostata? Nel corso del Medioevo, la sua figura fu oggetto di ostile propaganda e di insindacabile condanna, non pochi considerarono questo imperatore romano una prefigurazione dell’Anticristo apocalittico. Nel clima razionalistico e anticlericale del XVIII secolo, invece, Giuliano tornò a beneficiare di appassionata considerazione presso gli illuministi, a partire da Voltaire. E Leopardi si innamorò di questo "gran principe, illustre guerriero, sapiente magistrato, arguto filosofo. Il più virtuoso nemico del Cristianesimo" (come lo definì Spiridione Petrettini nelle sue Dissertazioni), tanto da citarlo più volte in scritti come le Operette morali e lo Zibaldone.

Una curiosità che spinse l’adolescente Giacomo a prendere appunti sull’Apostata, a sottolineare i testi che avrebbe dovuto studiare, con un metodo di lavoro accurato che testimonia un’applicazione assidua e a tratti geniale. Forse avrebbe voluto scrivere del suo eroe, ma non ha fatto in tempo. Su questa scoperta Andria e Zito hanno pubblicato il volume Leopardi e Giuliano imperatore. Un appunto inedito dalle carte napoletane (Le Monnier Università, 2022), che si presenta oggi a Napoli alla Biblioteca nazionale.

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