I lampioni non sono la causa principale dell'inquinamento luminoso delle città
I lampioni non sono la causa principale dell'inquinamento luminoso delle città

Roma, 12 novembre 2020 - Sarà meno mediatico di forme di inquinamento più famigerate, ma anche quello luminoso è un problema da affrontare. Lo sperpero di luce irradiata dalle città rende sempre più difficile se non impossibile vedere le stelle, tanto ai comuni cittadini quanto agli astronomi più o meno professionisti. In aggiunta, interferisce con il nostro naturale rapporto con l'alternarsi fra giorno e notte e quindi con il ciclo veglia-sonno. Ma a quanto pare finora gli sforzi per ridurlo si sono concentrati sui sospetti sbagliati: con un colpo di scena degno del miglior poliziesco, i lampioni si sono rivelati dei complici di secondo piano. Un nuovo studio sostiene che sarebbero responsabili solo del 20% dell'inquinamento luminoso: i colpevoli principali sono da cercare altrove.

Per il loro esperimento gli scienziati del GFZ (Centro tedesco di ricerca per le geoscienze) e della International Dark-Sky Association si sono rivolti alla città di Tucson, in Arizona, dotata di un avanzato sistema di gestione dell'illuminazione stradale, regolabile a piacimento per ottimizzarne l'impatto. Durante alcune sere di aprile dell'anno scorso, l'amministrazione ha accettato di abbassare 14mila lampioni della città (su 19.500 totali) al 30% della loro potenza massima, un valore che non comprometteva la sicurezza stradale (e non sono giunte né segnalazioni né lamentele da parte dei cittadini), mentre in altre sere li ha alzati al 100%.

I ricercatori hanno scattato immagini del cielo notturno di Tucson utilizzando un satellite specializzato in questo tipo di rilevamenti; dal confronto delle foto hanno notato che non c'erano grosse differenze e che il contributo dei lampioni alla luce emessa dalla città era stimabile appunto al 20%. Il dato è stato confermato anche da ulteriori misurazioni condotte da terra. Gran parte dell'inquinamento luminoso proviene quindi da altre fonti, come ad esempio le vetrine dei negozi, le insegne luminose, i fari puntati sulle facciate dei palazzi e sui campi sportivi. Per riuscire ad abbatterlo non basta intervenire sull'illuminazione stradale, concludono gli scienziati, ma è necessario adottare strategie più ampie.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Lighting Research & Technology.