Nutrirsi non è un semplice rifornimento di energia. L’uomo è un essere complesso. Non c’è solo l’elemento fisico, c’è anche l’anima, che comprende pensiero, ricordo e desiderio. E quando mangiamo, il cibo entra nel corpo e diventa una parte di noi. È normale quindi che l’alimentazione implichi il coinvolgimento della nostra parte spirituale e intellettiva. Oltre agli aspetti prettamente umani, che rendono comunque l’azione di alimentarsi molto più complessa rispetto a quanto non sia nel mondo animale, anche i sistemi socio-economico e culturale influenzano da secoli il modo in cui l’uomo si nutre. Ma non solo. Anche la religione, le caratteristiche geografiche dei territori, la storia, l’arte hanno un peso significativo sulla relazione uomo-cibo. Le caratteristiche del territorio, fauna, flora e le risorse in genere, oltre al clima, influenzano i cibi e le ricette locali. Dalle spezie in Oriente ai pomodori nei paesi del Mediterraneo, fino al pesce oceanico nei paesi scandinavi, le ricette locali tengono conto degli ingredienti principali del territorio e del clima.

I maiali, per esempio, sono da sempre una grande risorsa dell’Emilia. Storicamente erano così tanti che il loro numero un tempo serviva come unità di misura per calcolare l’ampiezza di un bosco. I commerci e i contatti culturali, le conquiste, hanno portato a influenzare le abitudini culinarie di luoghi differenti. La dominazione francese ci ha portato anche la sua cucina, connotata dalla dolcezza e dalle salse a base di burro. Basti pensare a Parma dove perfino i nomi di piatti e ingredienti nel dialetto locale hanno subito una forte influenza dalla corte di Maria Luigia. La cucina araba invece ha influito sicuramente sui piatti tipici dell’Italia meridionale. I commerci del sale tra il ostro paese e la Germania, nel Medioevo, ci ha portato a conoscere il prosciutto cotto affumicato. I Longobardi ci hanno insegnato a fare molti salumi, ma Etruschi e Lucani insegnarono a tutta Italia come preparare la salsiccia che infatti si chiama luganega (Lucanica) persino in Veneto. E si potrebbe continuare all’infinito. Le conoscenze mediche poi utilizzarono le religioni per trasmettere le regole per mantenersi in buona salute. Il pesce di venerdì con i digiuni quaresimali subito dopo l’abbondanza del carnevale, in quella cristiana, aveva come scopo di alternare cibi grassi ad altri più magri. In questo senso va visto il divieto di mangiare carne di maiale della cultura araba, diffusa soprattutto in aree molto calde.

Ognuno di noi, poi, è unico. Così i cibi buoni non sono gli stessi per tutti. E se ci ascoltiamo, siamo in grado di individuare, come gli animali in genere, i cibi più adatti al nostro organismo La cucina poi è anche arte e si mangia con tutti i sensi: il gusto, l’olfatto, la vista, ma anche il tatto per la consistenza degli ingredienti e l’udito, ascoltando lo sfrigolare di un fritto o il ritmo delle posate sul piatto. "La Maletti si ripromette di far arrivare sulle tavole i cibi di tutti i nostri territori, preparati con ricette di famiglia, cucinati con cura e artigianalità, con attenzione alla qualità degli ingredienti – spiega Sabina Villani, direttore marketing Maletti e socia del Gruppo Villani –. È dunque attenta a preservare la nostra cultura nel senso più ampio, la storia, la geografia, l’arte, la tradizione, sempre con grande attenzione alla bontà del piatto, per rendere le persone felici e farle sentire a casa, come facevano le nostre nonne".