È arrivata a New York 12 anni fa con una laurea in Scienze Naturali. Le sue canzoni in una busta di plastica blu. Tre mesi dopo aver lasciato Torino per l’East Village, Dalila Pasotti (foto) era la voce solista di una band che si esibiva al “CBGB”, il tempio storico del rock duro sulla Bowery a Manhattan. Appassionata di fisica e astrofisica, Dalila - che già disegnava e scolpiva gioielli con successo - colpita da una voglia d’America, ha rinunciato al grande amore dei cavalli e alle competizioni equestri. Oggi...

È arrivata a New York 12 anni fa con una laurea in Scienze Naturali. Le sue canzoni in una busta di plastica blu. Tre mesi dopo aver lasciato Torino per l’East Village, Dalila Pasotti (foto) era la voce solista di una band che si esibiva al “CBGB”, il tempio storico del rock duro sulla Bowery a Manhattan. Appassionata di fisica e astrofisica, Dalila - che già disegnava e scolpiva gioielli con successo - colpita da una voglia d’America, ha rinunciato al grande amore dei cavalli e alle competizioni equestri.

Oggi quando non dipinge lavora 10 ore al giorno con scalpello e martello. Il suo busto in marmo pieno di ferite, realizzato come omaggio femminile a Ipazia di Alessandria la grande filosofa greca, prima donna astronomo e matematica verrà esposta a Sag Harbor negli Hamptons in agosto, mentre le altre sculture astratte e minimaliste legate all’astrofisica, e le sue nebule di marmo vengono realizzate nello studio di Jersey City che guarda la baia della Statua della Libertà sulla punta di Manhattan.

Per oltre un anno Dalila ha vissuto la pandemia fino al vaccino facendo la spola da Soho dove vive fino al suo studio dall’altra parte della foce dell’Hudson River in attesa della rinascita dell’attività espositiva. Come lei, che si considera un’artista sperimentale anche per i materiali nuovi che utilizza, tanti altri giovani creativi italiani popolano gli studi a Brooklyn o sull’altra sponda in New Jersey.

Pensa che l’estate a NY possa segnare la ripresa di gallerie e mostre e riaccendere l’interesse dei collezionisti?

"Avviene già su appuntamento... L’arte non si è mai fermata del tutto e si torna ad esporre".

Ma gli artisti emergenti non rischiano di sentirsi schiacciati dal letargo forzato o di trovarsi vittime di una concorrenza selvaggia?

"New York è sempre stata una grande chioccia per i creativi. La sua ala protettiva è molto grande e raggiunge quasi sempre chi non molla. Non fa mai sconti ma alla fine sa riconoscere il talento Dal punto di vista dell’energia e degli stimoli rimane davvero irrinunciabile".

Se i grandi cervelli scientifici sognano di tornare a casa dopo essersi affermati in Usa, è così anche per gli artisti?

"Non credo che si possano comparare le esperienze, le opportunità e le anticipazioni dei trend che New York offre rispetto all’Italia all’Europa o a Londra, ma penso che un artista cresciuto a Manhattan, soprattutto se non americano, senta prima o poi il bisogno di ripetere o misurare il suo lavoro anche in altre capitali o nel posto dove ha le sue radici. Sono appena tornata da Parigi e c’è grande fermento creativo post-Covid anche lì".

Giampaolo Pioli