"L’annata è stata difficile perché le quantità di uve prodotte sono state molto basse, in qualche vigneto anche sotto la metà delle medie produttive". Massimo Ferretti, presidente del Consorzio Chianti Colli Fiorentini, vuole però anche evidenziare il dato positivo del momento: "Fortunatamente la commercializzazione del vino Chianti Colli Fiorentini non ha subìto rallentamenti e le nostre aziende si sono trovate a intraprendere relazioni commerciali sia in Italia sia all’estero con importatori dai Paesi tradizionali, come gli Stati Uniti, la Germania e la Svizzera, ma anche con clienti da Paesi come il Canada, il Giappone la Corea del Sud".

L’area di produzione cui si riferisce sono i 51.300 ettari, pari all’11% dell’intera area del Chianti, che ha ereditato la tradizione dello storico ’Vinum Florentinum’ noto fin dai primi secoli dell’era cristiana. Il territorio ebbe però una colonizzazione ancora precedente, quella etrusca intorno al 1000 avanti Cristo con Fiesole scelta come capitale. Annualmente il potenziale produttivo si aggira intorno ai 15.600 ettolitri, una quantità che preserva i principi di qualità difesi dai viticoltori che hanno le loro aziende su questi dolci declivi situati tra 150 e 350 metri sul livello del mare. E proprio questa esposizione solare Sud-Est Sud-Ovest delle vallate favorisce il riscaldamento del suolo in primavera e una maturazione ottimale in autunno.

Il Consorzio esiste dal 1994 su input di un gruppo di viticoltori mossi dal desiderio di preservare la qualità e promuovere la denominazione. Oggi i componenti sono 29 e rappresentano il 52% della produzione. Il simbolo scelto è il Marzocco, il leone rampante che svetta sulla Torre di Arnolfo a Palazzo Vecchio a Firenze. Nel disciplinare è specificato che il sangiovese deve essere presente in una percentuale compresa tra 70 e 100% e l’invecchiamento deve durare almeno due anni, sei mesi dei quali in fusti di legno.