Fedor Dostoevskij (1821-1881) fu condannato a morte nel ’49, poi spedito in Siberia
Fedor Dostoevskij (1821-1881) fu condannato a morte nel ’49, poi spedito in Siberia
di Lorenzo Guadagnucci C’è una lettera di Fedor Dostoevskij al fratello Michail che dice molto del rapporto che uno scrittore può avere coi libri e la lettura, specie se ne è stato privato per oltre quattro, difficilissimi anni: "I libri – scrive il 22 febbraio 1854 il futuro autore di Delitto e castigo e altri capolavori – sono la vita, il mio nutrimento, il mio avvenire (...) Mandami il Corano, la Critica della Ragion pura e se potrai fare l’invio in qualche modo non ufficiale, mandami immancabilmente Hegel, specialmente la sua Storia della filosofia. A questi libri è legato il mio avvenire". Fedor è reduce da quattro anni di lavori forzati a Omsk, in Siberia, e davanti a sé ne ha altri sei come semplice soldato in una sperduta caserma ai confini con la Cina. È stremato dal freddo, dalle privazioni, dalla prigionia, ma sta anche cominciando la seconda fase della sua lunga...

di Lorenzo Guadagnucci

C’è una lettera di Fedor Dostoevskij al fratello Michail che dice molto del rapporto che uno scrittore può avere coi libri e la lettura, specie se ne è stato privato per oltre quattro, difficilissimi anni: "I libri – scrive il 22 febbraio 1854 il futuro autore di Delitto e castigo e altri capolavori – sono la vita, il mio nutrimento, il mio avvenire (...) Mandami il Corano, la Critica della Ragion pura e se potrai fare l’invio in qualche modo non ufficiale, mandami immancabilmente Hegel, specialmente la sua Storia della filosofia. A questi libri è legato il mio avvenire". Fedor è reduce da quattro anni di lavori forzati a Omsk, in Siberia, e davanti a sé ne ha altri sei come semplice soldato in una sperduta caserma ai confini con la Cina. È stremato dal freddo, dalle privazioni, dalla prigionia, ma sta anche cominciando la seconda fase della sua lunga detenzione, meno dura della prima: potrà leggere e scrivere; per quattro anni si era dovuto accontantare di un unico libro, una copia del Vangelo ricevuta durante il trasferimento in Siberia dalla moglie di uno dei rivoluzionari decabristi mandati al confino. È il “Vangelo di Tobol’sk“, un libro che resterà nel cuore e letteralmente nelle mani di Dostoevskij fino all’ultimo giorno, con la famosa lettura sul letto di morte di una pagina nella quale Gesù dice: "Non trattenermi..."

Nel momento della ritrovata libertà di leggere Dostoevskij chiede il Corano, forse invogliato dalla lettura e rilettura del Vangelo, ma anche i libri cardine della filosofia tedesca, Kant ed Hegel. Lo scrittore sente d’essere pronto a una rinascita e i libri da leggere sono la base del suo avvenire, che sarà luminoso, per quanto costellato di sofferenze, delusioni, inciden ti.

La storia della biblioteca di Dostevskij non è troppo diversa, per quanto è movimentata e irregolare, dall’esistenza dello scrittore.

Il catalogo superstite, ricostruito grazie agli elenchi stilati dalla seconda moglie Anna Grigor’evna, la stenografa che rese possibile la stesura-lampo sotto dettatura di un libro straordinario come Il giocatore, conta circa seicento libri – pochissimi, se comparati ai ventiduemila dell’altro genio letterario dell’epoca, Lev Tolstoij – dei quali ne rimangono appena una trentina, "insieme a poco più di una dozzina tra copertine, frontespizi e fogli di sguardia", come nota Lucio Coco nel suo libro La biblioteca di Dostoevskij pubblicato da Olschki. Sono seicento libri sufficienti a comprendere gli orizzonti e gli interessi dello scrittore. Dostoevskij è intriso di letteratura russa: ammira Puškin, legge tutti i suoi contemporanei e scrive in varie lettere che di Tolstoij e Gogol "va letto tutto". Anche Gogol, causa indiretta della sua condanna a morte, per quella lettera-recensione proibita del critico Belinskij letta ad alta voce durante una riunioine del circolo Petraševskij, ritrovo di intellettuali socialisteggianti.

Dostoevskij, a giudicare dala sua biblioteca, frequenta i grandi della letteratura europea. Quelli di lingua inglese: da Byron a Walter Scott al prediletto Dickens. E i grandi francesi: fra gli altri Chauteaubriand, Corneille, Sue, Victor Hugo, fino a Honoré de Balzac, il più amato in gioventù, autore di Eugénie Grandet, la prima traduzione pubblicata dal giovane Fedor. E poi Goethe, Cervantes...

Dostoevskij frequenta anche i testi sacri e le opere di spiritualità, fra le quali, ricorda Coco, i Discorsi ascetico-spirituali di Isacco di Siro, "uno dei libri più amati dallo scrittore russo, che più volte ritorna anche nei Fratelli Karamazov". Non c’è traccia, nel catalogo, di libri “proibiti” come Che cos’è la proprietà? di Joseph Proudhon, che in casa Dostoevskij sicuramente entrò al tempo dell’affaire Petraševskij, né di Jane Eyre di Charlotte Bronte, che gli fece compagnia durante la prigionia prima della fucilazione simulata e dell’esilio in Siberia. Ma non c’è da stupirsi. La biblioteca Dostoevskij cominciò a smembrarsi molto presto: Coco ricorda il dolore dello scrittore, in viaggio in Europa, alla notizia che il figlio Pavel, anziché custodire la biblioteca, aveva venduto i libri...

Si è salvato il libro per Dostoevskij più prezioso, il Vangelo di Tobol’sk, letto mille e mille volte, sottolineato con la matita e con le unghie, destinato per volontà dello scrittore a rimanere in casa e a essere trasmesso di generazione in generazione per via maschile. Oggi è custodito come una reliquia alla Biblioteca di Stato russa.