Scioglimento dei ghiacciai e virus: cosa succede. Il rischio spillover

Ecco come la scienza si sta attrezzando per l’altra faccia del cambiamento climatico. Miani (Sima): siamo ancora in fase di studio

Ghiacciai e caldo record, l'esperto: rischio nuovi virus

Ghiacciai e caldo record, l'esperto: rischio nuovi virus

Roma, 4 dicembre 2022 - Scioglimento dei ghiacciai e cambiamento climatico: ecco virus che rivivono dopo decine di migliaia di anni come è successo in Siberia. E anche uno studio canadese ha appena messo l’accento sui rischi che corriamo a lasciar scongelare l'Artico. Cosa sta succedendo e come si prepara la scienza? Alessandro Miani, presidente della Sima, società italiana di medicina ambientale, aveva già ragionato con Qn.net di questa prospettiva e ora mette l’accento su un punto preciso: "Il problema vero è l’eventuale ritorno di una popolazione animale in luoghi che per molte migliaia di anni non sono stati abitati. Quindi la presenza di potenziali patogeni e animali insieme può creare lo spillover, il salto di specie: il virus alla fine può infettare l’uomo".

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"Un altro effetto del cambiamento climatico"

"Il cambiamento climatico - chiarisce Miani- è in essere da milioni di anni. Ma dall’era preindustriale ad oggi questo processo fisiologico del pianeta Terra ha subìto una fortissima accelerazione dovuta all’attività dell’uomo. Industrie, trasporti... E ovviamente tutto questo si ripercuote anche, nel caso specifico, in uno scioglimento dei ghiacciai perenni. Con una grande quantità di acqua dolce che va a finire nel mare e quindi ne provoca un innalzamento del livello, previsto di oltre un metro entro la fine del secolo, anche superiore in alcune zone. C’è poi da registrare questo fenomeno della riemersione di agenti potenzialmente patogeni, virus e batteri, che magari sono rimasti ibernati per decine di migliaia di anni".

A che punto siamo e come risponde la scienza?

un inizio di problema, non siamo in una fase emergenziale - avverte l’esperto -. Ma questo fenomeno viene studiato proprio perché con il ritiro dei ghiacciai e l’innalzamento delle temperature, si possono avvicinare a zone prima non abitate anche animali di piccole o medie dimensioni che potrebbero diventare in futuro l’elemento per lo spillover".

Alessandro Miani, presidente Sima

Spillover, cosa sappiamo

"Da un lato - riassume il professore - si sta cercando di verificare la potenzialità infettiva, soprattutto per quanto riguarda l’uomo, di quello che riemerge dai ghiacciai perenni. Dall’altro si portano avanti studi e politiche a livello mondiale per la riduzione della temperatura e per evitare che ci siano questi scioglimenti così rapidi. Che provocano come prima emergenza un innalzamento anche importante dei mari e una perdita di grandissime quantità di acqua dolce". 

Previsioni possibili

"Ovviamente da qui ai prossimi decenni potrebbe anche verificarsi il problema di patogeni ibernati e fossili, chiamiamoli così, che possono tornare in vita e creare infezioni magari sconosciute all’uomo. Possono essere anche microbi e batteri. Perché ovviamente più l’organismo è piccolo e più facilmente si può riattivare dopo una lunga ibernazione. Ma su questo punto siamo in fase assolutamente iniziale di studio e di monitoraggio".

Il virus siberiano si è dimostrato ancora in grado di infettare un certo tipo di ameba

"Anche a me risulta questo. Ma insisto, il vero problema potrebbe essere non tanto la scoperta di questi patogeni ma il fatto che quegli ambienti nel giro di decenni potrebbero tornare ad essere ripopolati da piccoli animali. Quindi la presenza di animali in ambienti dove riemergono virus o batteri potrebbe essere occasione per creare quella catena che porta poi allo spillover".

È scienza ma fino a ieri pareva un film di fantascienza

"È un capitolo che si sta aprendo e che nei prossimi decenni potrebbe diventare una realtà della nostra vita. Oggi siamo in una fase iniziale di osservazione, studio e ricerca".

Vale solo per le aree dei ghiacciai perenni?

"Non solo. Vale per qualunque zona incontaminata del pianeta dove prima l’uomo non era presente. Penso alla foresta amazzonica: mano a mano che viene tagliata per trasformarla in campo, è ovvio che la contiguità tra uomo e animale può portare al diffondersi di epidemie".