Giovedì 25 Luglio 2024
MARTA OTTAVIANI
Esteri

Quel raid che sembra una vendetta

Dopo il voto francese, deludente per il Cremlino, la Russia scatena tutta la sua rabbia: Putin è determinato ad andare avanti a ogni costo

A poche ore dall’esito delle elezioni francesi, deludente per il Cremlino, la Russia scatena la sua rabbia su un ospedale per bambini a Kiev. Non è sicuramente una diretta ritorsione. Per organizzare un attacco del genere ci vuole tempo. Ma le immagini agghiaccianti di quelle stanze sventrate, quelle vite già piegate dalla malattia e colpite dalla furia di Mosca aggiungono orrore alla tragedia e testimoniano come il presidente Vladimir Putin sia determinato ad andare avanti a ogni costo, pronto a passare sopra a tutto, anche a corpi di bambini innocenti.

Soccorritori al lavoro dopo il bombardamento contro l'ospedale pediatrico di Kiev
Soccorritori al lavoro dopo il bombardamento contro l'ospedale pediatrico di Kiev

Disgraziatamente, non c’era bisogno di questo per capire a quanto possa arrivare l’aberrazione del Cremlino. Dall’inizio del conflitto, gli obiettivi civili colpiti sono stati centinaia. Abitazioni, scuole, parchi. E in quasi tutti i bombardamenti, le centinaia di bombardamenti che Mosca dall’inizio del conflitto ha compiuto, sono rimasti coinvolti minori. Uccisi, menomati irreparabilmente. Ci sono poi quelli che sono sani e salvi, ma non sono più in Ucraina. Rapiti dai russi, sottratti alle loro famiglie, sono stati presi e sparsi sul territorio di quella Madre Russia che di santo non ha proprio nulla.

Ieri è stato bombardato l’ospedale pediatrico più grande del Paese. Chi compie un atto del genere non teme il giudizio delle corti penali internazionali, non quello della Storia e nemmeno quello divino, con buona pace del presidente Putin, sempre impegnato a farsi ritrarre in preghiera come un buon cristiano. Una Russia del genere non conosce il significato della parola pace e della parola giustizia. In quest’ottica, il fatto che Emmanuel Macron sia riuscito a salvare la Francia dai partiti di Marine le Pen e Mélenchon, entrambi con rapporti ambigui con Mosca, significa che l’Ucraina può ancora combattere, potendo contare su una Ue schierata dalla sua parte. Almeno fino a novembre, quando il risultato delle elezioni americane potrebbe determinare la fine delle speranze di Kiev.