Qualche giorno dopo la morte di mia madre, cercando di mettere ordine in casa sua, aprii un cassetto e mi imbattei in un qualcosa che non riuscivo a capire se fosse un quaderno o un libro: per il semplice motivo che non riuscivo a capire se fosse manoscritto o stampato. L’evidenza mi avrebbe detto che era un libro stampato. Era invece un quaderno delle “commerciali” (credo si chiamassero così, negli anni Trenta, le medie di oggi) scritto da mia madre in bella, anzi in perfetta calligrafia. Quel quaderno mi torna in mente adesso che qualcuno pensa di insolentire l’ex ministro Elsa Fornero perché non sa chi è un tale Cicciogamer.

Mi torna in mente così come mi tornano in mente i calcoli aritmetici fatti senza calcolatrice, e i pomeriggi passati a imparare a memoria i cipressi che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar; e Silvia rimembri ancora; e la cavallina storna, che portavi colui che non ritorna. Mi torna in mente tutto questo e mi dico che sì, quanto abbiamo guadagnato dal poter saper tutto e subito, su qualsiasi cosa, grazie a Google; mi dico che sì, quanto è bello e comodo rivedere subito la scena di un film su YouTube. Ma mi chiedo anche quanto abbiamo perduto, se non sappiamo più fare un’addizione e se non sappiamo più nemmeno scrivere a mano. E mi domando quanto sia patetico, per chi giovane non è più, illudersi di esserlo ancora discorrendo di Cicciogamer o di Fortnite ostentando familiarità.

Sono patetici, questi giovanilisti, come lo erano certi professori che negli anni Settanta facevano lezione fumando in classe e infarcendo i loro discorsi di cioè, la coppia aperta, nella misura in cui. Come scrive bene Viviana Ponchia, è grave se Cicciogamer non sa chi sia Elsa Fornero, non il contrario. Perché per parlare di lavoro dei giovani bisogna (anche) aver faticato su qualche libro di economia. Ma la cosa più deprimente non è l’ignoranza. È l’esaltazione dell’ignoranza. È il teorizzare che studiare non serve. È il sostenere che una come la Fornero non può parlar di giovani, anche se ha insegnato una vita nelle università di tutto il mondo, perché non sa chi sia un pischello che spopola su Internet. È la diffidenza, forse il rancore e l’invidia, verso chi ha una competenza vera. Ma i beati ignoranti non capiscono che il loro destino è quello di essere manovrati proprio da quei sempre più pochi che continueranno a studiare.