Giovedì 23 Maggio 2024

II fascino antico del politico di professione

La lotta per le liste

Ogni mattina un europarlamentare uscente si sveglia e sa che dovrà correre più di un esponente della società civile pronto a prendere il suo scranno a Strasburgo. Vale per tutti: giovani e anziani, veterani o matricole uscenti, e succede in ogni partito politico, a destra come a sinistra. ‘Specie aliene’, le chiamano gli etologi, oppure alloctone, esotiche, in ogni caso invasive. Le quali, attenzione, di per sé non si muoverebbero dal loro habitat. È l’uomo a sradicarle "spesso in modo deliberato", recita l’enciclopedia, per radicarle in un altro habitat. A quel punto la fauna locale è seriamente a rischio e la lotta per la sopravvivenza si accende. In politica succedeva anche nella Prima Repubblica. Soprattutto alle Europee, perché la circoscrizione è infinita, si sa: si estende a perdita d’occhio e l’orizzonte è proporzionale. Ma la novità di oggi è che il giornalista, l’imprenditore, l’attivista, il generale di corpo d’armata, non è più solo. Troverà in lista i leader di partito, i sindaci e governatori a fine corsa, gli ex parlamentari rimasti in panchina perché "lo sai, nel 2024 ci sono le Europee" e chi più ne ha più ne metta. Aggiungiamoci, a complicare le cose, l’alternanza (sacrosanta) di genere. La coperta a questo punto è diventata strettissima e ciò spiega i malumori nella Lega, nel Pd e in tutti gli altri partiti.

È la politica bellezza, certo, ma è anche un sistema che, dalla Seconda Repubblica in poi, a furia di scardinarsi da solo e di farsi aprire come una scatoletta di tonno (cit.), rischia oggi l’estinzione. Così esperienza e competenze, soprattutto in Europa dove l’asticella, in teoria, sarebbe più alta, semplicemente non sono più un argomento. Con buona pace di quell’esercito silenzioso di europarlamentari di lungo corso, capigruppo, nuove leve di partito, sempre più stretto tra un cacicco e un volto tv. Li chiamavano politici di professione, ma era una parolaccia. Fortuna che oggi non esistono più.