Venerdì 21 Giugno 2024
COSIMO ROSSI
Cronaca

Via Rasella La Russa ora si scusa Ma scatta il veto Anpi "Il 25 aprile stia a casa"

Il presidente del Senato dopo le frasi sull’azione dei Gap nel 1944 "Ho sbagliato a non sottolineare che furono colpiti soldati nazisti". I partigiani: "Dimettiti". Il Pd: "Non pronuncia mai la parola antifascista".

Via Rasella  La Russa ora si scusa  Ma scatta il veto Anpi  "Il 25 aprile stia a casa"

Via Rasella La Russa ora si scusa Ma scatta il veto Anpi "Il 25 aprile stia a casa"

di Cosimo Rossi

"Ho sbagliato a non sottolineare che i tedeschi uccisi in via Rasella fossero soldati nazisti". Ragion per cui Ignazio La Russa dichiara di volersi "scusare con chi, anche in forza di resoconti imprecisi, abbia comunque trovato motivi di sentirsi offeso". La nota pomeridiana del presidente del Senato non estingue tuttavia la polemica innescata dai giudizi espressi sull’azione partigiana che il 23 marzo 1944 uccise 33 soldati del battaglione Bozen e in seguito a cui gli occupanti nazisti giustiziarono per "rappresaglia" 335 civili alle Fosse ardeatine. Se per la segretaria del Pd Elly Schlein le scuse di La Russa semplicemente "non bastano", è il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo a chiederne le "dimissioni". Sta di fatto che "dopo una situazione così delicata e sgradevole che si è venuta a creare con le dichiarazioni del presidente del Senato" l’associazione dei partigiani ha deciso di non invitare rappresentanti delle istituzioni alla celebrazione del 25 aprile a Milano.

"Proprio per evitare polemiche mi sono volutamente astenuto nel dire che sull’azione partigiana di via Rasella molti, anche di sinistra, sono stati assai critici", scrive La Russa con esiti opposti ai propositi. "Mi sono limitato a dire non è stata una delle pagine più gloriose della Resistenza partigiana", insiste il presidente del Senato. Che già con la conversazione col Corriere della sera aveva calcato la lingua dove il dente duole. Annunciando "d’ora in poi non parlerò più di fatti storici", La Russa ha è tuttavia citato "atti più gloriosi" della Resistenza quali "il sacrificio di Salvo D’Acquisto", ha aggiunto "che a via Rasella non fu uno scontro a fuoco faccia a faccia coi nazisti", per poi concludere che "mica le ho dette queste cose, proprio perché non volevo si creassero problemi, volevo chiuderli". Ma neanche il comunicato sortisce l’effetto desiderato e ancor più auspicato da Palazzo Chigi. "Un post fascista che parla come un vero fascista", manda a dire dalla Francia il filosofo Bérnard-Henri Lévy. Con la segretaria del Pd Elly Schlein che rileva che "in questa maggioranza c’è un problema a pronunciare la parola antifascista". Accade invece a Milano che la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti (FdI) – che nelle settimane scorse aveva partecipato alla commemorazione di Sergio Ramelli, ucciso da un gruppo di Avanguardia operaia nel 1975 – domani sarà al liceo Brera per portare i fiori sulla targa in ricordo di Fausto Tinelli, giovane militante di sinistra ucciso nel 1978 con l’amico Lorenzo Iannucci: i due sono conosciuti come "Fausto e Iaio".