Martedì 16 Aprile 2024

Unabomber, un giallo infinito. La caccia si allarga grazie al Dna. Nuovi prelievi su altri 15 sospettati

Gli attentati nel Nord Est tra il 1994 e il 2006: accertamenti tra le province di Udine e Pordenone. Sotto la lente tutte persone già controllate all’epoca. Ma al momento gli indagati restano undici

Le indagini relative alle esplosioni attribuite a Unabomber (foto d’archivio)

Le indagini relative alle esplosioni attribuite a Unabomber (foto d’archivio)

Trieste, 16 marzo 2024 – Francesca Girardi il 25 aprile 2003 ha nove anni. Sta giocando con il suo amichetto Marco attorno a un pilone del ponte sul Piave, a Fagaré, frazione di San Biagio di Callalta, nella Marca Trevigiana. C’è un evidenziatore, messo in bella mostra. I due bambini fanno a gara per prenderlo e aprirlo. Il pennarello esplode. Francesca perde un occhio e tre dita di una mano. Greta Momesso di anni ne ha sei. È il 13 marzo del 2005 quando, nel Duomo di Motta di Livenza, cerca di accendere una candela elettrica. Nel cero è nascosto un esplosivo. Greta dovrà subire un intervento chirurgico per la ricostruzione della mano sinistra dilaniata.

Sono state Francesca e Greta (la vittima più giovane), insieme con il giornalista Marco Maisano, a depositare un’istanza per la riapertura delle indagini su Unabomber, il bombarolo che fra il 1994 e il 2006 ha terrorizzato il Nord Est con 34 attentati. L’istanza era fondata sulla convinzione che alcuni reperti, che ebbero l’autorizzazione a visionare, sarebbero stati maneggiati e forse contaminati. Nel 2022 il procuratore di Trieste, Antonio De Nicolo, ha riaperto l’inchiesta. Ritorno al passato con la verifica se da tutto il materiale repertato all’epoca fosse stato estratto il Dna o se a volte l’operazione non fosse stata possibile con le tecniche di allora.

Undici nomi sono finiti nel registro degli indagati. Oggi ne affiorano altri 15, tutti residenti tra le province di Udine e Pordenone.. Tutti verranno invitati a lasciare un campione di Dna. Se dovessero rifiutarsi, il gip potrebbe disporre il prelievo coatto.

Gli hanno dato il soprannome del primo bombarolo seriale, l’americano Theodore Kaczynski. Lo hanno cercato centinaia di investigatori con le Procure di Pordenone, Udine, Treviso, Venezia e Trieste. Una sola istantanea del suo volto, fissata da Francesca Girardi quel giorno sul greto del Piave: "Mi sono accorta di un signore che ci guardava e sorrideva. Ma non era un semplice sorriso. Ci stava dicendo: ‘Io so qualcosa che tu non sai’. Aveva pochi capelli brizzolati, sembrava un ‘giovane anziano’ ma era ‘giovane’, aveva occhiali con lenti graduate e la camicia hawaiana. Se ci ripenso, lo rivedo tuttora con le mani in tasca".

Unabomber ha già alle spalle una lunga scia di attentati. Il debutto con un tubo-bomba alla "Sagra degli Osei" di Sacile. I tubi-bomba sulle spiagge di Veneto e del Friuli. Quelli infilati in un ombrellone a Lignano e a Bibione. Un altro lasciato su una strada a Pordenone con una banconota: un’anziana che lo raccoglie perde un occhio e un braccio. Un altro paio di tubi esplosivi in una vigna. Muta tattica ed esplosivo, non più nitrati e polvere da sparo ma nitroglicerina, con cui imbottisce oggetti di uso comune. Un uovo in un supermercato nei pressi di Pordenone, l’evidenziatore, un ovetto Kinder su un muretto a Treviso, una scatoletta di sgombri, un vasetto di Nutella. C’è anche una vera bomba, in un bagno di Tribunale di Pordenone. Il finale è il 6 maggio del 2006, a Porto Santa Margherita (Caorle): una bottiglia con un messaggio attrae l’attenzione di due fidanzati, feriti nella deflagrazione.