Un sit in contro i preti pedofili
Un sit in contro i preti pedofili

Città del Vaticano, 19 febbraio 2019 - Vi arriva nelle migliori condizioni possibili il Papa al summit vaticano sulla pedofilia che aprirà i battenti giovedì per chiudersi domenica. Le polemiche, che un anno fa costellarono il viaggio apostolico in Cile, innescate da un’iniziale sottovalutazione da parte di Francesco delle accuse mosse ad alcuni vescovi del Paese, colpevoli di aver coperto dei preti-orchi, sembrano lontane anni luce dopo la sua decisione (senza precedenti) di ridurre allo stato laicale, con verdetto inappellabile, l’ex cardinale Theodore McCarrick, responsabile di abusi sessuali anche su minori. Pur se non sono mancati passi falsi, l’inasprimento della tolleranza zero sotto il pontificato bergogliano è nei fatti. Il caso dell’arcivescovo emerito di Washington ne è la prova provata. Ci si poteva aspettare l’esclusione di McCarrick dal collegio cardinalizio (già di per sé eccezionale), non che fosse spretato con un primo e unico grado di giudizio. Niente sconti, anzi, per un vicenda processuale destinata, da un lato, a segnare un punto di non ritorno nella gestione dei prossimi, inevitabili casi di pedofilia nel clero (la Chiesa sarà sempre casta e meretrice) e, dall’altro, ad avere riflessi sullo stesso dibattito che fra pochi giorni si accenderà nell’Aula nuova del Sinodo. 

IL PROGRAMMA - Fermezza, trasparenza e concretezza caratterizzeranno il summit al quale prenderanno parte in 190 fra presidenti delle conferenze episcopali nazionali, vertici dei dicasteri romani, superiori degli ordini religiosi ed esperti. Il Papa sarà presente a tutte le fasi dei lavori. L’obiettivo annunciato dell’assise va da sé (arginare la piaga della pedofilia), quello implicito coincide col mettere in fuorigioco il clericalismo (la stortura in chiave di potere dell’ordine sacro) che, come più volte ribadito da Francesco, soggiace a ogni forma di violenza commessa da diaconi, preti e vescovi. Il programma dell'assemblea, illustrato ai giornalisti dal moderatore del vertice, padre Federico Lombardi, prevede per ogni giornata di lavoro una preghiera iniziale alle 9, le relazioni dei capi degli episcopati, la suddivisione in gruppi operativi e una preghiera finale la sera (intorno alle 19), seguita da alcune testimonianze video, riservate, di vittime di abusi. Nel dettaglio, al centro della prima giornata – giovedì – sarà affrontato il tema della responsabilità, il secondo giorno sarà dedicato al ‘rendere conto’, il terzo alla trasparenza. Domenica spazio alla celebrazione eucaristica che precederà il discorso finale del Papa, prima dell’Angelus, nel quale saranno tirate le somme della riunione. Non è previsto che Francesco incontri personalmente una rappresentanza di vittime di preti-pedofili che, invece, nelle prossime ore, comunque prima dell’inizio del sumimit, si vedrà col comitato organizzatore. Ne fanno parte l'ex direttore della Sala stampa vaticana, padre Lombardi, e i cardinali Oscar Gracias e Blaise Cupich, oltre al segretario aggiunto dell’Ex Sant’Uffizio, l'arcivescovo Charles Scicluna, e al vice presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, padre Hans Zollner.

IL SUMMIT PIU' ATTESO -  Le attese sul vertice sono tante come è normale che sia per l’appuntamento ecclesiale più significativo dell’anno, di pari passo col Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia di ottobre dal quale potrebbe arrivare il primo via libera all’ordinazione sacerdotale di anziani sposati (viri probati). Da quest'ultimo evento è ragionevole attendersi una moderata riforma destinata a intaccare il modello della Chiesa occidentale che vuole il prete celibe. Non dall'assise sulla pedofilia, un crimine che, come attesta la maggioranza degli esperti, nel 95% dei casi si consuma in una famiglia con madre, padre e figli. Resterà deluso chi si aspetta dal vertice una revisione del diritto canonico. Questo, perché le norme anti pedofilia in sostanza ci sono già. A partire dal motu proprio 'Sacramentorum Sanctitats Tutela' (2001), che, per garantire celerità e terzietà di giudizio, riconosce alla Congregazione per la dottrina della fede la giurisdizione penale canonica sui delicta graviora (tra questi figura la pedofilia), passando per le norme sostanziali di Benedetto XVI (2010), che, da un lato, hanno introdotto il reato di detenzione di materiale pedopornografico e, dall’altro, hanno innalzato a 20 anni dal compimento della maggiore età della vittima.i termini della prescrizione del reato di abuso sui minori. Non si possono poi dimenticare gli interventi legislativi di Francesco fra i quali spicca il motu proprio ‘Come una madre amorevole’ (2016) nel quale il Papa precisa che, tra le ‘cause gravi’ per cui un vescovo può essere rimosso, “è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”. 

IL NODO DELLA COOPERAZIONE CON GLI STATI - Merita anche un chiarimento il tema spinoso della cooperazione della Chiesa con gli Stati. Anche se poco citata, sussiste una circolare dell’ex Sant’Uffizio, risalente al 2011, che precisa come, “sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze”. Il problema sta nel modo in cui viene interpretata questa disposizione, considerando che non mancano vescovi pronti a denunciare un abuso sui minori e altri che, vuoi perché ‘il prete per un vescovo è come un figlio’, vuoi perché ‘meglio non intaccare il buon nome della Chiesa’, faticano a relazionarsi con i palazzi di giustizia. Complici anche le pressioni dei media, la tendenza attuale è quella ad agire con trasparenza, come dimostra da ultimo la scelta della diocesi di Brooklyn, negli Stati Uniti, di pubblicare cento nomi di presbiteri pedofili. In definitiva, dunque, nel contrasto alla pedofilia, urgono non tanto nuove norme canoniche quanto piuttosto linee guida universali sull’applicazione chiara e uniforme della disciplina vigente. Così come si auspica che la Santa Sede renda note al più presto le cifre ufficiali sull'entità di questa piaga che mina le fondamenta della Chiesa. A riguardo fanno ben sperare le parole di Scicluna che, davanti ai cronisti, si è detto fiducioso per il prossimo futuro. 

LE ALTRE QUESTIONI CALDE - Al netto del verdetto su McCarrick, la vigilia del vertice è stata scossa da una serie di vicende che hanno allargato il focus degli abusi sessuali commessi dal clero anche ai drammi delle suore stuprate e delle molestie omosessuali. Questi temi entreranno in qualche modo nel dibattito interno al summit, ma la volontà degli organizzatori è quella di non mettere troppa carne al fuoco per evitare di annacquare il confronto sulla violenza ai danni dei minori o ingenerare una qualche confusione. Vanno in questa direzione le dichiarazioni del cardinale Cupich, che, replicando a una campagna mediatica degli ambienti ultraconservatori, ha chiarito una volta per tutte che “l’omosessualità di per sé non è causa della pedofilia”.