L’annuncio di Elon Musk: "Primo chip in un cervello umano". Controllerà smartphone e computer

L’obiettivo di Neuralink, l’azienda fondata nel 2016 da mister Tesla, è curare anche Sla e Parkinson. Il neurologo Rossini: "Valutare le interferenze con le onde elettromagnetiche e il rischio infiammazioni".

L’annuncio di Elon Musk: "Primo chip in un cervello umano". Controllerà smartphone e computer
L’annuncio di Elon Musk: "Primo chip in un cervello umano". Controllerà smartphone e computer

In un mondo in cui le tecnologie galoppano a ritmo vertiginoso, l’idea di impiantare microchip nel cervello umano per ottenere prestazioni con l’ausilio della robotica è diventata più che mai attuale. Una società che porta avanti questa scommessa, negli Stati Uniti, è Neuralink, ma a livello internazionale esistono decine di centri universitari e industrie che stanno sviluppando sofisticati microelettrodi cerebrali per applicazioni tra le più svariate, prevalentemente nel campo della riabilitazione in neurologia. In Italia la Scuola Sant’Anna di Pisa e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT) sono due esempi di realtà all’avanguardia a livello mondiale nella robotica applicata alla neurofisiologia umana.

I FATTI

Elon Musk, l’imprenditore visionario di Tesla e della nuova generazione di vettori spaziali, ha annunciato sul social X (ex Twitter) che Neuralink, l’azienda da lui fondata nel 2016, una delle sue creature, ha effettuato con successo il primo impianto cerebrale in un essere umano del microchip Telepathy: "Il paziente risponde bene e i risultati iniziali mostrano un promettente rilevamento di picchi di attività dei neuroni". Parliamo di circuiti microscopici che elaborano e trasmettono comandi in uscita dal cervello, al tempo stesso raccolgono feedback di ritorno dal mondo esterno. Si tratta di applicazioni che possono essere di grande aiuto per trattare quanti soffrono di affezioni o lesioni traumatiche, come la paralisi o la tetraparesi. Mediante la lettura delle onde cerebrali, i chip possono controllare dispositivi esterni come computer, smartphone o protesi articolari, un ibrido di materia grigia e intelligenza artificiale.

LE PERPLESSITÀ

Le sperimentazioni sollevano anche dubbi inquietanti: dove andremo a finire? Da un lato sembrano soluzioni promettenti per soggetti affetti da paralisi o tetraparesi (tutto da dimostrare in teoria il beneficio nei casi di tremori, demenze, epilessie, psicosi, deficit intellettivi). La medicina fa passi avanti, ma è presto per dire se sia una rivoluzione o piuttosto un azzardo. Paolo Maria Rossini, direttore del dipartimento neuroscienze dell’Irccs San Raffaele di Roma, è prudente: "Se parliamo di pazienti paralizzati, un device di questo tipo può rappresentare un ponte verso il mondo circostante per accendere/spegnere un apparecchio, per comunicare, per spostarsi con una sedia a rotelle, ma occorrerà valutare vari possibili inconvenienti, quali il rischio di interferenze con i comuni elettrodomestici".

Si dovrà verificare poi se la presenza di microelettrodi inseriti nella corteccia induca una infiammazione dei neuroni. "Pensare già oggi di utilizzare questo tipo di approccio in patologie contraddistinte da grandi numeri, come i pazienti colpiti da ictus, o addirittura da malattie psichiatriche – spiega l’illustre professore della Società italiana di neurologia – sarebbe prematuro e fuorviante, perché induce speranze immotivate in malati e famiglie già provati dalle loro condizioni. È una speranza che per ora si focalizza in una nicchia, come nella SLA in fasi avanzate, o nelle lesioni del midollo cervicale".

L’EVOLUZIONE

"Il primo prodotto di Neuralink si chiamerà Telepathy – ha dichiarato Elon Musk - e permetterà di controllare il telefono o il computer e attraverso di questi, molti altri dispositivi". La prospettiva è quella di sbloccare il potenziale del cervello umano. L’impianto neurale vorrebbe risolvere, in futuro, malattie neurologiche invalidanti come Alzheimer o Parkinson. Allo stesso tempo, vorrebbe aprire la strada a nuove abilità e potenziare il cervello umano in modi incredibili, migliorando l’intelligenza, la memoria e altre funzioni cognitive, come abbiamo visto finora solo al cinema. Pura fantasia?